Oriente Occidente Festival: la danza è accessibile e inclusiva

di - 12 Settembre 2021

I corpi sono rimasti a lungo chiusi entro le quattro mura casalinghe, nei mesi di lockdown. Anche ora, che stiamo cercando di impedire che la storia si ripeta, i corpi sono sempre costretti in una nuova impacciata grammatica di comportamenti: saluti con il gomito, contatti distanziati, posti vuoti tra un ospite e l’altro durante gli spettacoli.
La danza contemporanea propone, ora più che mai, un nuovo modo di pensare ai nostri corpi: libero, in dialogo con gli spazi che li ospitano, con altri corpi ancora. L’ultima edizione del Festival Oriente Occidente a Rovereto si chiude nel weekend, e ci saluta con questa consapevolezza: è possibile rompere le catene delle costrizioni fisiche, in nome di una creatività inclusiva, che permette a tutti i corpi l’esperienza di un altrove a cui possiamo accedere attraverso l’incanto delle discipline artistiche.

NOBODY NOBODY NOBODY. It’s ok not to be ok – Daniele Ninarello – Daniele Ninarello – ph. Sarah Melchiori

L’ultima edizione di Oriente Occidente Dance Festival: il tema del viaggio come fil rouge

Lo storico festival roveretano è giunto all’edizione numero 41, con una programmazione che rievoca il tema del viaggio, esplorato in numerose declinazioni. D’altronde la dimensione del viaggio è connaturata all’artista, che si sposta nel tempo e nello spazio in luoghi fisici e mentali, nonostante le circostanze. Tutto il programma trascorso, con numerosi eventi sold-out e fragorosi applausi, è consultabile sul sito del festival a questo link.

Ancora oggi 12 settembre sarà possibile assistere al talk sull’evoluzione della lingua condotto da Marco Guerini e Vera Gheno (ricordate la sua intervista per exibart? La trovate qui). L’evento si svolgerà alle 17:30 nella Sala Conferenze del Mart.  Alle ore 20:30 all’Auditorium Melotti, si potrà assistere a Mixed Doubles, spettacolo costruito su duetti con interpreti sia abili che disabili, in seno al progetto Europe Beyond Access cofinanziato da Creative Europe dell’Unione Europea, portando avanti l’indagine sulla ricchezza estetica e artistica che la diversità può offrire.

Inclusione e accessibilità

L’Oriente Occidente Dance Festival contribuisce a frantumare il cliché ancora diffuso che vuole la danza come arte esclusiva, che impone una disciplina rigorosa, inarrivabile per tutti i corpi. A Rovereto si dimostra il contrario: la danza offre uno spazio di incontro felice dove affrontare il tema della diversità, sul palcoscenico e tra gli spalti, contribuendo all’abbattimento di barriere fisiche e culturali.

Il Festival è infatti promotore di una rete nazionale di soggetti culturali che hanno recentemente firmato un protocollo per la creazione di un network che incoraggi alla discussione sui temi di accessibilità e inclusione nelle arti performative. L’obiettivo è quello di generare maggiore consapevolezza e diffondere buone pratiche e responsabilità, incoraggiando una maggiore partecipazione su più livelli di artist* e operator* culturali con disabilità.

Nel caso della programmazione del Festival di quest’anno, oltre al già citato Mixed Doubles, ricordiamo l’intensa interpretazione del celebre romanzo di Herman Melville, Moby Dick, coreografata da Chiara Bersani, la quale mette in scena danzatrici sia abili che con disabilità della compagnia svedese Spinn.

Moby Dick, Chiara Bersani, Danskompaniet Spinn, (ph. Simone Cargnoni)

Come dicevamo, una simile cura non è posta soltanto sul palcoscenico, ma si riversa nello sviluppare soluzioni per più pubblici che partecipano al festival. Una mappatura dettagliata sul sito fornisce tutti i dettagli per l’ingresso negli spazi, per una valutazione autonoma dell’accessibilità in base alle esigenze di persone con mobilità ridotta o in carrozzina. Sempre online è possibile leggere testi in versione “easy to read” per persone con disabilità cognitiva e video di presentazione in LIS per la comunicazione con persone sorde.

Menzione d’onore per l’anteprima nazionale di Diptych: The missing door e the lost room del duo Peeping Tom. Grazie alla collaborazione con Associazione Fedora, WordUp e ABC Irifor del Trentino, lo spettacolo era reso fruibile a persone non vedenti o ipovedenti, con audio-descrizioni di quanto avveniva in scena e materiali di sala in braille. Prima del debutto, inoltre, le persone non vedenti e ipovedenti hanno avuto l’entusiasmante opportunità di salire sul palco, per una visita tattile della scenografia e degli oggetti di scena, dove la compagnia di danza si è resa disponibile a svelare alcuni trucchi dello spettacolo, caratterizzato proprio da surreali colpi di scena.

DIPTYCH. The missing door and The lost room – Peeping Tom – Gabriela Carrizo; Franck Chartier – ph. Virginia Rota

Diptych era anche tra gli spettacoli accessibili a persone sorde, grazie all’uso dei Subpac: strumenti audio-tattili che si indossano come zaini e che vibrando a ritmo permettono alle persone sorde di “sentire” la musica sulla schiena. Il tutto guidato da un ottimo personale, disposto a offrire indicazioni per l’uso delle apparecchiature e la mobilità negli spazi.

Giusto quest’estate, raccontavamo del triste episodio del Giardino dei Tarocchi, pressoché inaccessibile alle persone con disabilità motorie, e privo di indicazioni online per valutare l’eventuale visita. La stagione si conclude con l’Oriente Occidente Dance Festival, come esempio virtuoso da cui trarre ispirazione, e incoraggiante modello per sviluppare pratiche che rendano il mondo della cultura sempre più accessibile.

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