Mirko Basaldella, secondo tra altri due fratelli anch’essi artisti, Leo e Afro, ha proposto con il suo lavoro un percorso originale, che lo rende fra gli artisti più sensibili maturati intorno agli anni Trenta.
Sin dall’inizio è fremente l’attività espositiva del giovane artista friulano, che si impone sin da subito all’attenzione della critica più attenta.
Dopo l’esordio nella città di nascita, Udine, nella mostra “Scuola friulana d’Avanguardia” del 1928, Mirko va prima a Milano poi a Roma. Nelle due città il giovane artista si trova a vivere alcuni dei momenti più importanti della sua formazione, come l’incontro con Arturo Martini a Milano e poi, a Roma, con Corrado Cagli.
Queste esperienze e un profondo contatto con l’ambiente artistico della capitale, quale in particolare andava crescendo in seno alla Scuola Romana, forniscono a Mirko le basi per il formarsi del proprio linguaggio.
In seguito, la sua vicenda artistica si arricchirà della conoscenza e dell’esplorazione di nuovi linguaggi, quali il cubismo e il surrealismo, dei contatti con la cultura informale europea e nordamericana, nonché della conoscenza dell’arte e della cultura orientale, approfondita in seguito ai viaggi in Siria e in Giordania.
Questo “errare”, che è continua ricerca, tra la lezione che la cultura del passato e quella a lui contemporanea potevano dargli, si traduce, nell’arte di Mirko, in un linguaggio arcaizzante ed aspro, e al tempo stesso solenne.
In mostra sarà possibile ammirare ed apprezzare nella suggestiva ambientazione opere come Don Chisciotte, che campeggia nella sua imponenza totemica l’ingresso dell’Ex Convento del Carmine, il Leone urlante secondo, che fa parte di una serie di leoni e chimere, sorta di bestiario onirico nato dai contatti con la cultura mesopotamica, ed
opere come il bozzetto per il Cancello delle Fosse Ardeatine, una delle sue opere monumentali che, insieme al Monumento commemorativo eretto a Mauthausen, testimoniano la tensione sociale e politica che Mirko riuscì ad esprimere nel suo linguaggio modernissimo e drammatico.
Matilde Meucci
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