Africa che diventa anche e soprattutto medium per il racconto dell’artista. Quello di un viaggio alla scoperta della propria sensibilità e della capacità di esprimerla appieno.
E’ il 1997, quando De Mariano dipinge “Meticci – Mappamondo”, una composizione di grandi dimensioni (154×222 centimetri) e popolata da quella che, a poco a poco, diventerà la “sua” Africa. La trama di un racconto ancora in corso. Figure desunte inizialmente dalle sculture vendute dagli ambulanti in strada, che l’artista farà proprie, fino renderle simbolo di una società pura, senza colore, discriminazioni, razze. Come accade, ad esempio, in “Fame d’Africa”, dove il bambino che cerca il latte materno è di carnagione bianca.
Il tratto di De Mariano è netto ma variabile, suggestionato dalla musica che ascolta dipingendo. La composizione, apparentemente priva di profondità, sguscia fuori scavalcando i limiti della “cornice-non cornice” che la inquadra. Il viaggio di De Mariano è anche il racconto di come la tecnica e il supportro siano cambiati nel corso del tempo: dai pastelli e dalla tempera (retaggio dell’Istituto d’Arte) all’acrilico, alla matita e alla iuta degli ultimi lavori. Una “fame” di produrre e di dire, quella dell’artista, che è pronta a piegare qualsiasi elemento per andare avanti.
Il racconto e il viaggio di Filippo, ancora in corso, hanno recentemente assunto nuovi sviluppi delle forme e nuovi colori riccorrenti. «Da qualche mese, dentro di me covava il sentimento del cambiamento.
Ma – racconta l’artista – non sapevo cosa dovevo cambiare. Invece, guardando alcuni miei ultimi lavori e scrutandoli nei dettagli, c’erano che cose che inconsciamente stavo facendo, e che dovevano essere valorizzate, accentuate. Due tavole bianche legate con dello spago, il bianco, la mia faccia, i colori di un’Africa, i colori del calore, le pennellate senza pregiudizi, tratti, linee, rozzi sentimenti, il rivedersi su quello specchio fatto di tavole non poteva che essere un buon segnale, un buon inizio». Nasce così “Autoritratto”, la prima opera dell’ultimo De Mariano. Il capitolo più recente di un artista puro. Puro nell’approccio e nella ricerca. Lontano geograficamente e mentalmente dal mercato contemporaneo delle lusinghe e delle strizzatine d’occhio. Distante (per scelta) da qualsiasi mediazione o artificiosità formale. E’ un piccolo-grande “caso artistico”, Filippo De Mariano. La dimostrazione di come la capacità di raccontare e di dipingere non abbia bisogno, necessariamente e inizialmente, di centri propulsori e di aggregazione. Ma esclusivamente di buona mano e buona volontà, lasciando gli occhi e il cuore sempre aperti sul mondo e sul proprio “io”.
Daniele De Joannon
(Tratto dal testo in catalogo)
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