In occasione del X Festival dell’Unione dei Teatri d’Europa, i Cantieri culturali alla Zisa ospitano una mostra dedicata ad uno degli scenografi più innovativi degli ultimi anni, Wilfried Minks.
La mostra, che negli scorsi anni era giĂ stata ospitata dal Teatro Argentina di Roma e da Palazzo Reale di Milano, rimarrĂ aperta fino al 14 ottobre alla Galleria Bianca dei Cantieri culturali alla Zisa (futura sede del MMAC), e
giunge a Palermo parallelamente alla manifestazione teatrale fondata da Giorgio Strehler. Numerose fotografie e sette modelli delle sue scenografie, oltre a disegni
tecnici, bozzetti e appunti di lavoro, testimoniano la ricchezza di innovazione e la grande forza comunicativa dello scenografo ceco (nato in Boemia nel 1930), in seguito anche regista.
l’Edipo re – che contemporanei, come nel caso di Festung (1994), di Rainald Goetz, di cui cura anche la regia.
I documenti fotografici, come il resto del materiale esposto, si riferiscono all’attività di Minks dagli anni ’60 fino agli spettacoli più recenti. Nei lavori dell’artista, i numerosi riferimenti alla letteratura, alla pittura e alla psicologia si trasformano in linguaggio per il pubblico, esso comunica sensazioni allo spettatore; così come le sue curiose talking heads
(realizzate per Punto, punto, virgola, trattino; 1988), manichini recitanti per mezzo di proiezioni, giocano con lo spettatore, ingannando ruoli e percezioni.
conserva gli spunti provocatori ed innovatori, mettendo in azione “la comunicazione tra segni e citazioni” che fecero di lui lo scenografo del “teatro rivoluzionario”.
La mostra su Wilfried Minks – molto bene allestita -, è progettata da Giorgio Ursini UrSiC e realizzata da Studio i di Todi; si inserisce nell’ambito degli importanti eventi teatrali che si svolgeranno a Palermo fino al 18 ottobre, e ad essa seguirà la mostra dedicata ad Enzo Frigerio(Enzo Frigerio, Scenografo; dal 15 ottobre fino al 16 dicembre allo spazio Tre navate dei Cantieri).
Il catalogo è ricco di immagini e comprende interventi critici di Georg Hensel, Ernst Wendt e Peter Zadek.
Valentina Sansone
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