E’ un percorso in progress quello condotto da Vittorio Sgarbi con la suaRicerca dell’Identità, un progetto espositivo e di studio che, dopo il primo appuntamento di Cagliari, giunge adesso a Palermo. Alcune opere non sono più presenti, altre, provenienti da collezioni pubbliche siciliane, sono state aggiunte (la maggior parte tirate fuori per l’occasione dai depositi del Castello Ursino di Catania). L’idea (quella dichiarata almeno) è di conferire un accento siciliano a questa edizione, un’impronta locale che la caratterizzi, lasciando emergere la forza di un’identità culturale e artistica propria. Attraverso le cinque sezioni, che corrispondono ai secoli compresi tra il ‘500 e il ‘900, si susseguono opere di medio e buon livello: alcuni capolavori certo, ma anche molte scelte non convincenti ne significative, e in certi casi addirittura scadenti.
Il percorso si apre dunque con lo sguardo acuto, concreto, consapevole – nella nota di scaltrezza che lo contraddistingue – del Ritratto di ignoto di Antonello da Messina , del Museo di Mandralisca di Cefalù (chiamato tra l’altro, si presume, a “supportare” la recente discussa acquisizione da parte della Regione Sicilia di una tavoletta antonelliana, la cui attribuzione è ancora dubbia e del cui acquisto Sgarbi si è fatto promotore). Ed è questa la prima traccia di un’immersione inquieta nei recessi dell’anima sensibile. Le decine di volti che percorrono lo spazio – valorizzato da un efficace allestimento – sono tutti volti dell’anonimato, facce qualsiasi, appartenenti a individui privi di connotazioni sociali chiare. Ritratti non ufficiali, senza decoro o funzione certi. E ogni cenno di connotazione che occasionalmente affiora, è come una patina superficiale e controversa, subito negata da un qualche indizio ambiguo che ne svela angoli segreti e inattese sfumature.
helga marsala
mostra visitata il 15 novembre 2003
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Ciusa, Biasi, Dessy, Cugusi, Melis, Frongia, Porru.
...una Ricerca dell'Identità che parla in 'limba'!