Felice Casorati (Novara 1883 – Torino 1961) fu, infatti, interprete fra i più originali e suggestivi di quella stagione che va sotto il nome di ritorno all’ordine, dopo la grande avventura – disordinata, eccentrica e rivoluzionaria – delle avanguardie storiche.
La mostra, idealmente suddivisa in tre sezioni corrispondenti alla produzione da cavalletto, alla grafica e ai disegni, rende conto degli anni di formazione e della
Superato quello spartiacque, epocale più che cronologico, Casorati, invece, si avventura su un terreno rarefatto e spesso criptico. La mostra è ricca di capolavori di questa nuova stagione, come L’attesa (1918-19) in cui la classicità della figura femminile, colta quasi nell’immobilità del sonno-sogno, è bilanciata dal ritmo regolare delle scodelle sulla tavola apparecchiata: desolati richiami, questi ultimi, agli assenti, generazionali e storici più che contingenti, di quel momento cioè alla conclusione della Grande guerra.
Casorati predilesse alcuni “generi” come i ritratti, le nature morte, gli studi di figura – questi ultimi, degli anni ‘30, visibilmente legati all’esperienza picassiana – ma lo fece con tutta la consapevolezza di una riflessione sulla pittura e sull’arte condotta in “anni difficili”, e lo dimostra la sua insistenza iconografica sugli strumenti del pittore, i numerosi autoritratti al lavoro e le inquietanti tele vuote, bianche o semplicemente voltate sul retro, che compaiono in molti dei suoi quadri. E’ il caso di una delle opere più celebri presenti in questa antologica, il Ritratto di Maria Anna
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