Sono circa centottanta tra incisioni, gouaches e edizioni a stampa le opere esposte in un percorso singolare che rintraccia i passi compiuti dai viaggiatori, specie stranieri, giunti in Sicilia sin dalla fine del Cinquecento e soprattutto tra il Sette e l’Ottocento.
L’esposizione, curata da Francesco Bucchieri con la
Non è raro rintracciare tra i vari artisti dei veri e propri filoni d’indagine, che si rifanno di volta in volta all’aspetto morfologico, agli usi e costumi, alla passione per le antichità e per gli aspetti architettonici che costituiscono la caccia al tesoro della classicità che è al contempo un viaggio tra illuminismo e romanticismo. Porta d’ingresso per tutti i viaggiatori che intraprendono il viaggio in Sicilia è la città di Messina, che segnava il via al periplo dell’Isola: ed ecco allora mappe dettagliate di assedi e combattimenti, popolate da fortezze e truppe militari, con precise indicazioni topografiche, sulla struttura e sulla conformazione della città. Sono esposte mappe geografiche come quella realizzata da Abram Ortelius nel 1584, che raffigura in una acquaforte colorata a mano una Sicilia paffuta circondata dalle sue isole, o nella mappa dell’inglese Wenzel Hollar, che nel 1676 con straordinaria modernità raffigura contemporaneamente Sicilia, Sardegna, Corsica, una parte dello stivale, con tre “finestre”quasi da schermo di computer che rappresentano rispettivamente la pianta della città di Messina, il prospetto dello Stretto e una “zoommata” sulla parte bagnata dal Tirreno. Sono esposte acquetinte dalle tonalità seppia o che giocano con le sfumature di grigio che ammantano il paesaggio di un’atmosfera tipicamente romantica. Un piccolo capitolo a parte merita la produzione pittorica legata alle attività vulcaniche della Sicilia e delle isole circostanti- da Salina a Vulcano fino alle grandi eruzioni dell’Etna- che ispira una serie di tempere caratterizzata da un felice e giocoso cromatismo.Queste opere grafiche sono importanti, tra i tanti motivi, anche per l’aspetto legato alla testimonianza delle rovine archeologiche, che i visitatori stranieri, oltre che ammirare e riprodurre, spesso saccheggiavano su richiesta delle nobiltà europea, che seguiva la moda del collezionismo. Già alla fine del ‘700 nascono le figure dei “Regi custodi delle Antichità”, incarico conferito a nobili siciliani con l’impegno di redigere un elenco delle antichità delle varie zone, fino a quando nell’800 vengono emanate leggi di tutela (nate per evitare il trasporto a Londra delle scoperte archeologiche di Selinunte) e infine nel 1827 nasce la Commissione Antichità e Belle Arti della Sicilia, incaricata di effettuare ricerche, scavi e restauri, progenitrice delle moderne Soprintendenze. Tra le rarità in mostra, un volume che raccoglie testi ed incisioni acquarellato nel taglio laterale con un’antica veduta di
Le opere grafiche selezionate per questa esposizione rappresentano in realtà solo una parte delle oltre mille in possesso della collezione della Fondazione, che nelle sue sale del museo Mormino custodisce pregevoli reperti archeologici, la più significativa raccolta di opere pittoriche dell’Ottocento siciliano, la collezione di mobili arredi e opere futuriste di Pippo Rizzo, donate dalla figlia dell’artista, Alba, e una raccolta numismatica.
Paola Nicita
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