Categorie: sicilia

Fino al 27.I.2002 | Jacovitti | Catania, Le Ciminiere

di - 9 Gennaio 2002

Uno “spettacolo” che sarà in mostra alle Ciminiere di Catania fino al 27 gennaio 2002, con un’antologica curata da Silvia Jacovitti e Dino Aloi, e promossa dalla Fondazione Marco Montalbano.
“Se -come diceva Longanesi- l’ironia è il pudore della coscienza, Jac ce l’aveva candida come il sederino di un lattante – racconta Francesco Specchia nel catalogo che accompagna la mostra -. Benito Jacovitti era schietto e sincero, non ti prendeva per fondelli senza prima avvertirti”.
Jac era sicuramente un genio, e come tale un incompreso. Così c’era chi lo chiamava fascista, l’erede cattivo di Steinberg. E lui in risposta disegnava gratuitamente il manifesto elettorale per il missino Michelini, ma poi lo faceva anche per Tango, l’inserto satirico dell’Unità diretto da Staino, appoggiando magari la campagna divorzista di Pannella. Diceva d’essere un liberale atipico. In realtà era un anarchico di centro.
Partendo dalla lezione fumettistica di Sergio Tofano e Bruno Angoletta, deviando nell’eversione pura del Travaso storico di Flaiano, Gec, Campanile, sfociando nel surrealismo sganciante dei suoi ometti lividi, teneri e incazzosi. Jac s’era infilato nel ventre di una nazione, viaggiando dentro vizi e pregiudizi.
“Quelle figurine dinoccolate con profili impossibili e deretani come assi da stiro erano l’Italia dell’astuzia a contratto, e del compromesso per vocazione -commenta sempre Specchia-, del cinismo ingenuo e delle battutaccie dei buzziconi, quelli che scansavano l’estetica e il buon gusto. L’Italia dei vitelloni e del Totocalcio la domenica. L’italietta un po’ carogna che faceva tanto bene al cuore insomma. Era il miracolo laico del giullare, l’ironia poderosa dell’anarchico di centro”.
Jac comincia a disegnare che è ancora bambino, usando come “tavole” le pietre bianche di una cittadina molisana e, al posto di quello che diventerà l’inseparabile pennino, un carboncino.
La sua prima storia è “Pippo e gli inglesi”, un ingenuo soggetto di propaganda bellica, dove Jac introduce tre dei suoi personaggi più popolari: i “3P”, Pippo, Pertica e Palla. Nella seconda metà degli anni Quaranta lavora per il “Travaso” e per il settimanale romano “Intervallo”, dove trionfa la divertente famiglia Spaccabue. Segue “Battista ingenuo fascista”, personaggio con cui Jacovitti mostra la sua pungente satira anti-ideologica, colpendo fascisti e antifascisti, monarchici e leader della neonata repubblica.
La carriera di Jac è ormai lanciata, e lui si firma spesso con una lisca di pesce, soprannome deriovatogli dalla magrezza degli anni giovanili. Nel ‘49 sposa Floriana Jodice, e alla moglie regala romanticamente ogni settimana una rosa per mezzo secolo. Grande mattatore del “Vittorioso” diventa anche il protagonista di uno degli oggetti cult della gioventù italiana: il mitico Diario Vitt (dove Vitt era l’abbreviazione di Vittorioso).
Nel 1957 nasce quello che alcuni critici considerano un’anticipazione del western comico all’italiana, Cocco Bill è un pistolero imbattibile e irascibile, grande consumatore di camomilla, sempre accompagnato dal fedele cavallo Trottalemme.
Negli Sessanta passa al Corriere dei piccoli e nei Settanta a Linus. Si diverte anche a fare un esilarante Kamasutra a fumetti sui testi del grande umorista Marcello Marchesi.

“Non è stato facile essere figlia di mio padre. Primo perché Jacovitti in famiglia si comportava come se fosse uno dei suoi personaggi. Assurdo, fantasioso, surreale, inaffidabile e pazzerellone. Così sono cresciuta insieme a lui, pensando che il mondo surreale in cui viveva e creava fosse quello vero”, – a parlare è Silvia in un’ipotetica lettera al padre -. La cosa che più continua a stupirmi di Benito Franco Giuseppe Jacovitti, era la predisposizione assolutamente spontanea e naturale a fare scherzi al prossimo. I più bersagliati? I parenti. I più bersagliati tra i parenti? Le persone anziane, le vecchiette, le nonne”.
A Jacovitti piaceva moltissimo girare per casa con un sombrero in testa e due pistole stile vecchio West. “Io avrò avuto 4 o 5 anni. Giocava a fare il cow-boy, e spesso mi rincorreva urlandomi: “Ti sparo…adesso ti sparo…” Un giorno però le caricò a salve, e al grido “Adesso ti sparo” le estrasse dalle fodere e sparò. Mi ricordo un botto terribile, un lampo, un terrore assurdo, mi guardai per vedere se mi usciva il sangue da qualche parte, e poi scoppiai in un pianto fortissimo. Mia madre accorse, e lui …bhè non l’ho mai visto ridere così tanto”.
Alla porta di casa al mare aveva attaccato un cartello con su scritto:”Attenti al dromedario”, e continuava a fare sgambetti a chi gli stava antipatico.
“Andava in giro con gli occhiali senza lenti, così, diceva, si poteva grattare gli occhi. Mia madre ormai non lo sgridava più. Ed io, sono cresciuta un po’ insicura, questo si, però con un senso della vita molto surreale e colorato. Mi piace tanto fuggire nel mio mondo fantastico. Non è certo da adulti, ma sono pur sempre figlia di Jacovitti, anche se spesso mi assale un dubbio: io sono vera…o sono un fumetto?”

Ilenia Suma


Catania: Jacovitti , Galleria d’Arte Moderna “Le Ciminiere”, Viale Africa, a cura di Silvia Jacovitti e Dino Aloi. Orari: da martedì a sabato 9.30 – 13.00 / 16.00 – 19.30; festivi 9.30 –13.00 / 16.00 – 21.30; Lunedì chiuso.
website: www.Jacovitti.it
info: Fondazione Marco Montalbano, tel./fax 095-7901212, segr.095-377596


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