Categorie: sicilia

Fino al 28.I.2017 | Luca Pancrazzi, Come sempre dove sai | Galleria Francesco Pantaleone , Palermo

di - 30 Dicembre 2016
La mostra da Pantaleone di Luca Pancrazzi parte da un quadro, un acquerello su carta del 2016, è  un paesaggio invero molto gradevole, fluido e fugace come una linea di fumo che trattiene un orizzonte miniaturizzato che nasconde a malapena corpi di fabbrica alternati a lampioni fatti da un segno sottile e preciso. Persino le prospettive e le ombre sono trattate con un tratteggio più o meno fitto, mentre il liquido effetto cromatico accende di colore la scena nel candore del foglio.
In tutta la galleria, lungo le pareti, ad altezza d’occhio, corre un orizzonte ondulato, sottile, sembra generato dal grande quadro. Il segno corre grigio di grafite con una linea fina interrotta ritmicamente da carte incorniciate che riportano paesaggi industriali a china, fatti da sapienti dosature di grigi e accesi dai bagliori bianchi della carta. Sono edifici silenti rigati dalle linee verticali dei lampioni, segni astratti che scandiscono lo spazio.
Un allestimento rigoroso, forse con troppe opere per un lavoro pittorico così raffinato, mostrano un Pancrazzi delicato e sensibile ai passaggi timbrici, che purtroppo in due paiono di episodi pare eccedere: il primo, l’installazione al piano terra dove un paesaggio poteva essere scrutato da due fori dentro una stanza posticcia, quasi fosse la figura sdraiata dell’Etant donnes duchampiano, mentre un’assordante amplificazione del rumore della matita di Luca scuoteva l’ambiente dell’atrio della galleria; il secondo: la carta orografica in rilievo della Sicilia esposta in verticale sul muro come i “dots” di Loris Cecchini.

Quella che Pancrazzi ha posto in orizzontale su un piano allineato all’altezza dello sguardo può essere consona alla visone radente che s’allungava sulle pareti della galleria,  questa digressione orografica (c’era anche una cartina d’Italia in alto a continuare l’artificio)  risulta invece un segno ridondante, un surplus. Non so se sia stato Francesco Pantaleone ad aver voluto questa celebrazione della Sicilia o l’artista a sfruttarla per la contestualizzazione di un’opera, di sicuro i paesaggi di capannoni industriali, silos e tetti scoscesi delicatamente tinti da liquide chine sono i veri tratti salienti dell’installazione. Sporgenti come episodi lenticolari dal delicato orizzonte tirato sulle pareti dello spazio palermitano, questi reperti di memoria inquadrano la trasparenza dell’acquarello nella geometria forme,  lontane parenti del precisionismo americano, interrompono la minuziosa scrittura micrografia a dir poco “Barruchelliana” di Pancrazzi che parla di luoghi remoti, preziosamente avvistati a distanza, tra le sinuose colline toscane.  Il titolo della mostra, “Come sempre dove sai”, è ripreso dall’acquerello su carta del 2016 che nella dimensione univoca del disegno diventa la linea generatrice che indica la peculiarità del linguaggio di Pancrazzi.  A volte però sembra importante  divagare da un istante poetico, da un equilibrio raggiunto in punta di matita. Forse per timore di  risolvere tutta la mostra in un’espressione mono mediale, Pancrazzi sceglie, quindi, il commento al proprio operare, dando un angusto accesso a un’esperienza raccolta dal video e dal sonoro che è uno spettacolo in forma privata, un dato concesso alla vista del singolo, quasi a reclamare il rapporto intimo con l’immagine.
Marcello Carriero
mostra visitata il 3 dicembre 2016
Dal 3 dicembre 2016 al 28 gennaio 2017
Luca Pancrazzi, Come sempre dove sai
FRANCESCO PANTALEONE ARTE CONTEMPORANEA
via Vittorio Emanuele, 303 – 90133 Palermo
Orari: dal martedì al venerdì dalle 10.00 alle 19.00
sabato dalle 10.00 alle 18.00
Info: info@fpac.it

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