Nel Medioevo erano i thesauri, mentre nel Rinascimento gli studioli: stanze ad uso del solo collezionista -e di ristrette cerchie di visitatori- riservate unicamente alle riflessioni ed al piacere della vista (e dello spirito).
In questi giorni (e fino al 31 marzo 2002), una mostra a Palazzo Abatellis ricrea la wunderkammer seicentesca e avvolge il visitatore del lusso e dell’eleganza di quegli ambienti lungo tutto il percorso espositivo.
Durante il Seicento, la wunderkammer conserva e amplifica – nel secolo dello sfarzo – la caratteristica di stanza delle meraviglie, che custodisce pezzi di altissima fattura, tra l’arte (e le sue tecniche) e le scienze moderne (alla luce della rivoluzione umanistica).
Due ricostruzioni di questi ambienti, la prima, stanza di rappresentanza, l’altra, intimo rifugio per le riflessioni del collezionista, introducono i visitatori al ricchissimo nucleo degli oggetti provenienti dall’ormai disperso Museo di San Martino delle Scale e da alcuni collezioni private.
I preziosissimi oggetti (conservati a Palazzo Abatellis, già nel Museo Nazionale di Palermo), si trovavano originariamente nel Museo di San Martino, nato per volontà di alcuni colti monaci benedettini all’inizio del Settecento (tra loro, Don Salvadore Maria Di Blasi, raffigurato in un ritratto ottocentesco esposto alla mostra), tappa di numerosi visitatori durante il grand tour ed esso stesso “l’ultima wunderkammer siciliana”.
Del secondo nucleo della mostra, che segue appunto alle attente ricostruzioni ambientali, fanno parte maioliche, scrigni in rame dorato, corallo e avorio, arredi sacri, come calici con gemme e lapislazzuli, vetri e ceramiche faentine, oggetti del vicino Oriente (eleganti bruciaprofumi, scatole con decorazioni incise e applicate), cristalli, smalti, così come anche pezzi particolari come riproduzioni in bronzo di ramarri e armi decorate sapientemente.
La wunderkammer europea trovò in Sicilia una fonte di “meraviglie” naturali, come pure di numerose maestranze di artigiani, mentre i collezionisti dell’isola aprivano al pubblico -seppur ristretto- i primi musei della storia.
La mostra, ben allestita, è curata da Vincenzo Abbate, organizzata dall’Assessorato dei Beni Culturali e Ambientali e dalla Galleria di Palazzo Abatellis; il catalogo è ricco di immagini.
Valentina Sansone
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interessante, bella e asciutta recensione.
recensione puntuale e non accademica. ottiene senz'altro lo scopo prefissato: ci incuriosisce e ci invoglia a visitare la mostra.