L’esposizione propone una trentina di opere, tra dipinti ad olio e disegni, emblematici della produzione di una artista che approfondì costantemente gli studi ottico-prospettici, alla ricerca del perfetto equlibrio tra luci e ombre. La pittura di Clerici ha un impianto strettamente legato alla geometria costruttiva, che qui diviene strumento per raggiungere un fine ben preciso: la messa in scena del mistero, costantemente ricercato da Clerici che caratterizzò la sua produzione pittorica per cicli, e in qualche modo si potrbbe dire per luoghi. Ad esempio, nel periodo compreso tra il 1946 e il 1952 visitò con passione la Sicilia, e da questa frequentazione con l’Isola nasceranno le “Confessioni Palermitane”, intrise di vanitas seicentesca e di allegorici Trionfi della morte.
Clerici si dedicò anche il teatro, che con i suoi invitanti inganni prospettici, era certamente affine alla sua ricerca artistica, collaborando tra gli altri con Cocteau, Milloss, Streheler. Nel 1964 inizia la serie delle duecento tavole per l’Orlando Furioso, una delle quali visibile in mostra, e dal 1968 in poi si dedica quasi esclusivamente al tema del mito egizio di Horus, il falco dall’occhio inesorabile, titolo di un disegno a penna colorata anch’esso in mostra. Tra le grandi opere degli anni settanta esposte a La Murzia, “Scacco Matto”, e “Un istante dopo” dove il celebre cerchio di pietre sospeso in aria è fermato un attimo prima del suo sgretolarsi. La mostra, patrocinata dalla Provincia, è accompagnata da un catalogo con un testo di Auerelio Pes e una raccolta di scritti su Clerici di Leonardo Sciascia, Alberto Moravia, Jean Cocteau, Alberto Savinio, Dino Buzzati.
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