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Ambrogio Lorenzetti tra le crete di Asciano

di - 7 Giugno 2001

Il Sistema Museale Senese è celebrato in Italia e all’Estero come esempio di buona amministrazione della cultura. In un territorio frammentato e poco urbanizzato come quello della provincia di Siena, nel giro di qualche anno paesi e villaggi si sono dotati di uno spazio museale mirato e specializzato in un settore. Una ventina di miliardi di investimento da parte dell’amministrazione provinciale hanno consentito la nascita di musei archeologici a Cetona, San Gimignano, Chianciano, Chiusi. A Pienza c’è il Museo del Teatro povero toscano mentre a Buonconvento è allestito quello della mezzadria; a pochi chilometri, nella frazione di Orgia, trova spazio il Museo del Bosco.
Le pinacoteche d’arte antica e sacra sono sparse anch’esse per tutti gli splendidi borghi della provincia toscana mentre a Castelnuovo Berardenga, in pieno Chianti, si sta attivando il Museo del Paesaggio. Tutto questo network della cultura si arricchirà di una perla quando giovedì 19 luglio aprirà i battenti, ad Asciano, Palazzo Corboli, una dimora duecentesca futura sede del Museo Civico Archeologico e d’Arte Sacra.
La Soprintendenza di Firenze, in collaborazione con il Dipartimento di archeologia medievale dell’ateneo senese, ha ristrutturato i tre piani dell’edificio ascianese che farà da contenitore per capolavori di Taddeo di Bartolo, il Maestro dell’Osservanza, Giovanni Pisano, Sano di Pietro ed altri. Nel secondo e nel terzo piano poi troverà alloggio la collezione archeologica con reperti di importanti necropoli etrusche del territorio circostante e sempre nel secondo piano ci saranno testimonianze dell’importante periodo manierista dell’arte senese, Rutilio Manetti e Bernardino Mei i protagonisti.
Fin qui la normalità. C’è tuttavia una sorpresa che Exibart è in grado di proporvi in anteprima: durante i lavori di ammodernamento delle strutture i restauratori hanno rinvenuto un rarissimo esempio di affresco di soggetto profano del Trecento (in foto) con allegorie delle virtù morali. Gli ‘indizi’ finora riscontrati fanno propendere gli studiosi per un’attribuzione dell’opera al grande maestro Ambrogio Lorenzetti (celeberrimo il suo affresco del Buono e del Cattivo Governo nel Palazzo Pubblico di Siena) o alla sua cerchia.
Nella provincia italiana più ricca di patrimoni artistici e paesaggistici si aggiunge dunque un importante tassello di un mosaico ormai in fase di meraviglioso completamento.

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Il sistema dei Musei Senesi

massimiliano tonelli

[exibart]

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  • Ho letto con piacere che il 19 luglio sarà aperto a Palazzo Corboli - Asciano un museo e la notizia, in anteprima, di Exibart che è stato rinvenuto, durante i lavori di ammodernamento, un affresco che gli studiosi pensano sia del grande maestro Ambrogio Lorenzetti. Complimenti ad Exibart per le notizie in anteprima e per la sua lodevole attività.

  • Tutto cioò è magnifico per chi si appassiona e si interessa di Medioevo.

  • Forse la torre campanaria, sullo sfondo, è l'unico edificio che appare. Se consideriamo la struttura prospettica come "interno per induzione" (così la definisce Panofsky), non si potrebbe giustificare un collegamento con l'organizzazione spaziale dell'"Annunciazione"? Mi piacerebbe infatti capire in quali momenti del percorso di Ambrogio l'organicità della struttura è tale da velare, diciamo così, le imperfezioni prospettiche. In un certo senso, io credo, l'imbarazzo di Ambrogio rivela anche una particolare visione del mondo; naturalmente si avvicina alle premesse di Giotto... non è però un punto di vista eccessivamente evoluzionistico? Penso che gli affreschi ritrovati (cerchia di Ambrogio: troppo forte, forse, il richiamo tematico alla Sala dei Nove) potrebbero rivelare molte cose interessanti.
    Bel colpo, Exibart!

  • Il personaggio ritratto nella foto sembra inserito all'interno di uno spazio. Mediante l'induzione sia l'occhio del riguardante del XIV secolo sia il nostro percepiscono tale realtà avvicinandola a ciò che la cultura di ognuno riconosce come "interno". Io credo che, dal punto del vista del fruitore, non vi sia differenza riguardo ciò che egli si aspetterebbe dall'artista. Questo non risponderebbe ad un tipo di conoscenza tomista, per la quale l'arte deve essere sia conoscenza intellettuale sia sensibile? Se accettiamo l'idea che carattere essenziale del bello sia l'"integritas" - la giusta proporzione tra le parti - non potremmo in conseguenza soffermarci a considerare questo stadio del cammino come qualcosa di comunque definitivo? Penso anche ad esperienze successive, come le nicchie di Taddeo Gaddi in Santa Croce o, esempio estremo, i Coretti della Cappella Scrovegni, o alla struttura definita con grande senso geometrico da Simone Martini nella Cappella di San Martino. La potente acquisizione giottesca non deve, secondo me, ridimensionare il valore delle conquiste precedenti. Se per induzione l'occhio del riguardante edifica una realtà generale, poiché probabilmente riconosce i luoghi che sono serviti da modello al pittore, già questo è un percorso, una dimensione di mezzo - imperfetta e sfuggente - e forse proprio per questo ambigua e affascinante.
    Perché non pubblicare qualche altra foto?

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