“Allora comincerò con un altro disegno,
un’altra carta, ancora una leggenda.
Voi che ascoltate, date la vostra pietà.”
Rendere in versi o in immagini la realtà è quanto di più affascinante l’essere umano possa compiere. Trasfigurare il mondo secondo forme che siano espressive e piacevoli tanto a sé quanto agli altri è azione densa di bellezza. È un tentativo -o un istinto- di intervenire su ciò che ci accade, su ciò che si vede davanti a noi, su ciò che ci scorre dentro e fuori. E se l’Arte nasce a partire da queste premesse, allora l’uomo, nel suo fare poesia o pittura, pone la propria mano sul reale e ne ferma un istante, offrendolo -a modo suo- allo sguardo e alla memoria.
Franco Fortini è poeta per eccellenza; è uomo di versi. Ma poiché l’espressione artistica sfugge agli schematismi, Fortini è anche uomo di immagini.
L’esposizione allestita in questo periodo ai Magazzini del sale di Palazzo Pubblico racconta la vicenda fortiniana in un percorso non di scritti ma di figure. E il fascino più grande che una mostra di questo genere può avere è la collateralità, secondo le parole di Enrico Crispolti, fra le due attività artistiche: poesia e disegno si intrecciano, nell’Arte di Fortini, rispondendosi reciprocamente nel rimbalzare di forme e soggetti.
Ciascuna delle due arti ha vita propria, e appunto la loro autonomia consente di esaltare l’una senza sminuire l’altra: Fortini ha imparato “le spaventevoli stragi dei sensi”, e se da una parte adora “le Niobidi immolate nei marmi”, dall’altra sente che brulicano “città impetuose qui, sotto le immobili parole scritte…”: il reale vive nell’incontro con l’artista, e ne impregna parimenti sillabe e linee.
Autoritratti, paesaggi, figure, tutto per Fortini diviene –come in poesia- argomento degno di essere immortalato dal segno grafico. È una immortalità discreta, esigua nella tecnica, essenziale nella forma. Come il verso fortiniano è denso seppur mai altisonante, così il suo tratto è deciso seppur mai calcato: l’arte di Fortini, senza urlare, rivela nella densità tutto il proprio carisma.
Inoltrarsi nel mondo figurativo di Fortini considerandone le rispondenze con la sua poetica porta allora il visitatore in un mondo che è insieme quotidiano e sublime, dove gli autoritratti ben palesano il suo percorso di vita e di opera. E gli schizzi di Ruth dormiente ben segnalano la morbidezza espressiva che intesse tanti suoi versi. Il percorso della mostra, fra disegni, incisioni e dipinti, è scandito da chiaroscuri marcati e da tratti spigolosi, visibili riflessi di sentori decisi e profondi.
È una nudità espressiva che, tanto nelle parole quanto nelle immagini, ammanta (paradossalmente) le figure, i paesaggi e gli eventi di sola verità.
“Vorrei che i vostri occhi potessero vedere
Questo cielo sereno che si è aperto…
…Diremo più tardi quello che deve essere detto.
Per ora guardate la bella curva dell’oleandro,
i lampi della magnolia.”
valentina zucchi
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Belli i versi ma bello anche il mondo figurativo di Franco Fortini.
Un artista degno di lode.