Uno degli intellettuali più inafferrabili del secolo scorso, Giovanni Testori fu critico e storico dell’arte, pittore, poeta, drammaturgo, scrittore e giornalista (al
Ammalato di tumore muore nel marzo del 1993. Legato all’intellettuale lombardo da un profondo legame, Sergio Vacchi sceglie Giovanni Testori per la consueta esposizione estiva al Castello di Grotti.
La mostra si divide in due parti. Da un lato i dipinti eseguiti da Testori stesso, nudi essenzialmente. Accenni cromatici a donne formose (foto in alto) e bellissime schizzati sulla tela ormai trent’anni fa. Realizzate con un tratto pastoso, accennato e sfuggente non rinunciano per un solo istante a sottolineare la sensualità eroticissima di fianchi, seni. Gli acrilici rossi ed avorio sono i princiali testimoni di una predilezione per il ritratto che ieri è stata tanto di Testori almeno quanto oggi è di Sergio Vacchi , pittore bolognese proprietario dell’omonima fondazione dove è ospitata l’esposizione.
Dall’altro, nella seconda parte dell’esposizione, una lunga teoria di ritratti che pittori più o meno attuali e più o meno noti hanno dedicato a Giovanni Testori. Ed è in questo ampio corpus di dipinti che è interessante andare a curiosare per scovare nomi interessanti, recuperi inediti, accostamenti insoliti. Ecco il giovane Velasco, tra i più affermati artisti facenti parte della Nuova Figurazione italiana ; un intenso Testori visto da Giovanni Frangi; l’esuberanza materica della scultrice milanese Emanuela Carutti; gli immancabili ritratti di Vacchi – ottimo padrone di casa – sino ad arrivare alla chicca di un Guccione nebbioso, onirico, etereo (foto grande).
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