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La vicenda è triste. E non per la scelta dell’artista e dell’installazione (condivisibile o meno).
E neppure per l’incidente di percorso che, purtroppo o per fortuna, è sempre dietro l’angolo.
Quello che è successo mi rattrista perché restituisce in uno sgonfio di pallone tutta la pochezza dell’impegno napoletano verso la cultura. Penso che sarebbe più utile fare circolare l’arte tra la gente, nelle scuole, nelle periferie. Attuare strategie per coinvolgere un pubblico fatto di non soli addetti ai lavori, catturare i giovani fin dentro le scuole, dove il grigiore delle menti li rende, quasi tutti, ottusi e uguali. Utilizzare il danaro pubblico per diffondere la voce della letteratura, dell’arte, della musica, del teatro per renderci migliori e più robusti i pensieri di fronte alle difficoltà della vita. Lasciando così emergere i talenti, che continuano a nascere tra noi.
Per l’anno che verrà mi auguro qualcosa del genere. Buon anno a tutti.
ivana porcini
Per Marco Adinolfi
il tuo appello arriva con 15 anni di ritardo, e comunque le commissioni che scelgono gli artisti o le opere da inserire in un evento importante non sono una novità. Il problema è che danno esattamente gli stessi risultati, con l'aggravante che poi non puoi individuare con chiarezza il "mandante" di certe scelte.
Quando invece è una sola persona che fa la scelta, essa se ne assume anche tutta la responsabilità (o eventualmente si prende buona parte dei meriti), e a me sembra un sistema più limpido.
Se il creativo o l'architetto o l'artista appena diplomato all'accademia intende presentare un suo progetto per Piazza Plebiscito, dovrà darsi da fare per diventare prima un nome affermato nel campo dell'arte contemporanea e poi forse riuscirà nel suo intento.
Ovviamente diventare un nome affermato non significa necessariamente avere un ottimo lavoro, realizzare delle opere interessanti, opere che siano spunto continuo di riflessioni o polemiche, perchè a certi livelli è molto importante anche sapersi relazionare con i galleristi, collezionisti, curatori e direttori di museo.
E magari, solo per simpatia o convenienza momentanea, da uno di questi incontri verrà fuori l'opportunità per fare una grande installazione di arte pubblica tipo Piazza Plebiscito.
Quindi a cogliere questa opportunità non è sempre la persona con il lavoro migliore (anzi quasi mai), ma la persona che magari ha un lavoro appena spendibile, ma con una solida base di relazioni.
Non chiedermi perchè, ma ti assicuro che è così.
Aggiornamento: adesso al posto dei palloni gonfiati, c'è del fumo che esala dai tre piedistalli. In fin dei conti il "rimedio", pur non essendo particolarmente originale (WOW! le fumarole del Vesuvio!), è piuttosto emblematico...
d'accordissimo con gio,la degna fine di un lavoro strapagato! e neppure interessante.
per Gianni V.
Francamente fermarsi all’analisi sulle anomalie del mondo (dell’arte e non solo)non ci porta lontano anzi alimenta solo un’ inutile frustrazione . Sapere che “con una solida base di relazioni”( magari intendendo il termine “relazioni” nella più ampia possibilità di significati immaginabili) si arrivi ad essere famosi nell’arte , nella politica o in qualsivoglia ambiente non mi spinge ad essere spettatore di quel che accade , non frena la mia creatività e non modifica il mio modo di essere (dentro e fuori “l’arte”). Meglio essere propositivi che piangersi addosso.
Entrando nello specifico, la mia proposta di cambiamento relativa all’evento artistico previsto per Piazza del Plebiscito è semplice e concreta
1) La manifestazione diventa un concorso internazionale che ha un curatore che attualmente è Eduardo Cicelyne (quindi già c’è ) il quale si assume la responsabilità di nominare come Presidente di giuria un Artista/Architetto/creativo/designer di fama internazionale.
2) L’artista (es. Richard Serra) nomina una commissione di tot persone che in un periodo circoscritto di tempo valuterà gli elaborati dei partecipanti decretando un vincitore.
3) Il premio consta nella realizzazione dell’opera e nella visibilità che essa avrà anche in virtù dell’avallo e supporto di “cotanta Commissione”.
Quando parlavo di concorso aperto a tutte le forme di creatività mirato anche a coloro che non hanno un curriculum internazionale volevo dire dare l’opportunità a tutti i “professionisti” (studi di architettura, designer, scultori… giovani non solo anagraficamente ma anche per curriculum) di far conoscere il proprio lavoro e di evolversi (non pensavo alla possibilità che vi partecipassero casalinghe o scolaresche con spiccato senso artistico).Se il lavoro è valido lo stabilirà la selezione.
Ripeto, la Cultura è un processo dinamico fatto di Scambio e io credo che l’unica maniera per non lasciare che un paese “Invecchi” (politicamente, mentalmente, artisticamente) sia quello di creare opportunità di confronto tra realtà consolidate e potenziali eccellenze.Un po’ più di ottimismo innanzitutto ..!
Buon Anno
Trovo condivisibile quanto dice Gianni V.
Ma poi perché Napoli non dovrebbe avere grandi nomi in Piazza Plebiscito? Non dimentichiamo che Napoli è una città stupenda, piena d'energia, che merita molto, al di là dei suoi limiti. Il problema è vigilare sull'onestà di curatori e artisti. Il curatore (o i curatori) deve preoccuparsi di non farsi rifilare 'pacchi' dagli artisti, i quali devono lavorare appositamente PER Napoli, e non presentare una minestra riscaldata. Soprattutto, ci deve essere un'assoluta trasparenza nei costi dell'operazione. In ogni caso, questa pare sia l'ultima edizione dell'opera in piazza: non so se Cicelyn lo abbia detto 'per bussare a denari', ma certo ritrovarsi piazza Plebiscito invasa di auto o desolatamente vuota il prossimo Natale sarebbe davvero molto triste.
E' il solito impegno delle istituzioni napoletane verso la cultura. Penso che sarebbe più utile fare circolare l’arte tra la gente, nelle scuole, nelle periferie. Coinvolgere il pubblico e non i soliti addetti ai lavori e soprattutto i giovani dentro le scuole. Utilizzare il danaro pubblico soprattutto in questo momento di risorse ridotte mi indigna profondamente.Penso che i napoletani perbene dovrebbero protestare verso i loro amministratori che non hanno avuto il coraggio di dimettersi al momento opportuno e continiano a fare danni
Cara Milena, che piacere trovarti con le mie stesse parole...
Mi trovavo a Napoli per una visita e sono andato anche a Piazza Plebiscito. I "tre contenitori" da €500.000,00 pensati e fatti installare da Carsten Nicolai in sostituzione delle "mongolfiere" sono uno degli episodi più tristi e offensivi che ci è toccato vedere in questi anni, utilizzando fondi pubblici. E' stato consigliato al "curatore" Cicelyn di dare almeno le dimissioni, che sarebbe stato un atto di civiltà e di responsabilità. Ma purtroppo non sarà così. Si è difeso in una delle sue lunghe e inconcludenti risposte, citando la buona riuscita di altre similari manifestazioni. Ma è sotto gli occhi di tutti che questo signore per un 80% ha fatto mostre e continua a fare, prima al Museo Archeologico, poi al Madre, poi a Capodimonte e infine in Piazza Plebiscito, attingendo gli artisti da due gallerie: Christian Stein di Milano e per un breve periodo, Gagosian di New York. Un clientelismo peggiore trova l'equivalente solo in quello politico di più becera amministrazione. Che si dimetta subito, è il minimo che può fare!
A Napoli è sempre una scommessa tentare di far "mollare la presa" a gestori di fondi pubblici !