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A Bologna, tutti uniti per Poverarte. Ce ne parla il direttore artistico Fabrizio Cavallaro

di - 16 Aprile 2018
Torna, con una edizione 3 e 1⁄2, Poverarte-Festival di tutte le Arti, manifestazione artistica indipendente organizzata da un nucleo di associazioni under 30, composto da Coema, Teatro dei Servi Disobbedienti, Zoopalco e Ce l’ho corto, che si pongono come obiettivo comune la valorizzazione dei movimenti culturali che convivono a Bologna, per gettare le basi per la costruzione di un network di artisti in costante comunicazione non solo tra loro ma anche con il pubblico. Dallo scorso week-end e fino al prossimo, Poverarte invaderà tre spazi culturali che saranno le location dei numerosi eventi: Ateliersi, Cinema Teatro Galliera e Mercato Sonato. Abbiamo raggiunto il direttore artistico, Fabrizio Cavallaro, per saperne di più:
Bologna è una città sempre in fermento dal punto di vista culturale, cosa mancava secondo voi?
«Quando ho iniziato a ideare il Poverarte-Festival di tutte le Arti, avevo 24 anni e mi occupavo di cinema indipendente, ma avevo tanti amici che facevano teatro, musica, fotografia, e vedevo che tutte le numerose iniziative erano troppo indirizzate, mirate, targetizzate, e mi sentivo un po’ prigioniero di questa mentalità. Quello che sentivo mancare era dunque un’iniziativa che partisse dal basso, fatta dai giovani artisti e amanti dell’espressione artistica in toto, a cui tutti potessero unirsi e collaborare, insieme, per fare un macro evento che come unica mira avesse la bellezza, in cui anche il pubblico fosse parte integrante del tutto».
Poverarte è riuscito a riconfermarsi con un programma sempre più strutturato rispetto alle passate edizioni. Come procedono le collaborazioni tra le varie realtà che animano il festival?
«Ogni realtà ha molta libertà per quello che concerne la sua area di competenza, e questo aiuta. Collaborare, fra realtà artistiche diverse, non è mai facilissimo, non lo neghiamo, e la composizione dell’organigramma è ogni anno, per forza di cose, fluida e non rigida. Ma la passione e l’amore per quello che si fa, quando ci sono, abbattono tutti i muri, e la soddisfazione di realizzare questa cosa insieme è per tutti molto speciale. Posso dire che, grazie agli incontri che ho avuto in questi anni, e a chi mi ha aiutato negli anni – anche chi non collabora più con noi – il sogno di dar vita a quella realtà di cui parlavo sopra, è diventata immediatamente realtà».
Cosa si è visto e cosa si vedrà a Poverarte?
«Sabato lo spettacolo inedito #FLUSSO, che è stato un grande successo, e il live dei TIR. Domenica sono iniziate invece le sezioni teatro, con lo spettacolo Amarsiamorsi, in anteprima assoluta, e quella di musica elettronica. In più ad Ateliersi sono aperte già le esposizioni di 4 fotografi, più un’installazione site specific (di Bruno Cerasi ndr), e abbiamo visto anche la performance del collettivo milanese tempi DiVersi. Oggi, lunedì, iniziamo anche il cinema, con dei corti molto interessanti, e il documentario Shuluq – Vento di Mezzogiorno, di Martina De Polo, una regista che ha sede proprio a Bologna. Imperdibili poi gli appuntamenti con il jam poetry, sempre all’interno del cinema Galliera, e il primo lungometraggio di finzione mai proiettato al Poverarte, The best of all Worlds, toccante storia autobiografica di un bambino cresciuto con la madre tossicodipendente, presentato alla Berlinale 2017. Nei prossimi giorni ancora tanto teatro, cinema e musica elettronica, e poi da giovedì e venerdì tantissima musica con gli undici concerti al Mercato Sonato. Infine sabato, ad Ateliersi, le premiazioni, la proiezione dei film vincitori, la finalissima di poesia orale, e poi la festa finale».
Qui il programma completo. (Vincenzo D’Argenio)
In home: Fremde Tochter di Stephan Lacant. Sezione Lungometraggi, Poverarte 2018
In alto: Family for sale di Sebastien Petretti. Sezione Cortometraggi, Poverarte 2018

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