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A Cesena, il festival d’arte che non ti aspetti. Roberta Bertozzi ci parla di Cristallino

di - 23 Ottobre 2018
A Cesena, dal 2013, è attivo “Cristallino-Luoghi per le Arti Visive”, un osservatorio sulle arti contemporanee. A partire da progetti espositivi in musei e gallerie, all’ideazione di Cristallino In-Studio, il festival si pone come percorso itinerante alla volta degli studi degli artisti e ha presentato, negli anni, un alternarsi di occasioni di incontro con le arti visive e performative, attraverso mostre, workshop ed eventi.
Negli anni, la scelta di una doppia dimensione, mobile e insieme stanziale, con appuntamenti negli atelier degli artisti, insieme all’apertura di un centro multidisciplinare per il contemporaneo, la galleria Corte Zavattini 31, hanno permesso di far interagire il pubblico in maniera diretta con il mondo dell’arte, attraverso la presenza, le parole e la pratica dei suoi protagonisti. Abbiamo raggiunto il direttore artistico, Roberta Bertozzi, per saperne di più.
Cristallino: come nasce l’idea di questo festival su un “territorio interstiziale” come Cesena, piuttosto lontano dal jet-set artistico?
«Cristallino nasce proprio con l’idea di dare rilievo a tutto ciò che accade fuori dai circuiti mainstream, a ciò che cresce in una dimensione decentrata, sia per localizzazione che per tipologia di ricerca. Le “cose” non avvengono solo nei grandi centri, anzi, oserei dire che attualmente le esperienze più significative si situano in spazi periferici, di provincia. Col tempo ci siamo anche accorti che questa dislocazione favorisce il fermento intellettuale, permette un contatto più profondo tra gli artisti, i teorici e il pubblico: nei “territori interstiziali” l’opera d’arte cessa di essere una pura e semplice merce di scambio, portando con sé altri valori, altre potenzialità…».
Il festival è giunto ormai alla sua VI edizione ma non è particolarmente noto nell’ambiente culturale emiliano-romagnolo. Per fortuna grazie a una certa attitudine alla resilienza sta cominciando a farsi largo anche con un cartellone di tutto rispetto e, soprattutto, diffuso lungo un arco temporale che è partito da metà settembre scorso e terminerà il 16 dicembre. Come è stato pensato?
«Trattandosi di un festival di arti visive è giocoforza mantenere una temporalità dilatata per permettere ai progetti espositivi di innescare la loro intrinseca discorsività. Pensiamo a ogni mostra come a un dispositivo atto a generare delle occasioni di dialogo, delle prospettive di riflessione: workshop, didattica per le scuole, realizzazione di eventi dove anche altri linguaggi – poetici, musicali o performativi che siano – possano innestarsi al contenuto delle opere, innescando un processo di amplificazione del loro messaggio».
Già state lavorando alla prossima edizione?
«Come è nostra consuetudine prima di elaborare una nuova edizione del festival attiviamo dei cantieri di ricerca, che ci aiutano a comprendere qual è l’indirizzo da seguire per la stagione successiva. Posso solo anticipare che al momento stiamo valutando in particolare due aree tematiche, che si discostano in modo netto dal lavoro svolto in questi anni sul concetto di spazio: il rapporto tra arte e design, una questione oggi del tutto stingente, e le poetiche del corpo». Qui tutte le info sul programma del festival. (Vincenzo D’Argenio)
In alto: Luca Piovaccari, Ricognizione sul paesaggio, 2008

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