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A Milano si discute di pittura. Al DOCVA, con tre importanti tavole rotonde…

di - 28 Ottobre 2010

La pittura: amata, detestata, scansata, studiata, interrogata, uccisa e resuscitata milioni di volte. La pittura e la sua attualità o la sua obsolescenza; il suo rapporto con il mercato; la sua aderenza o la sua distanza rispetto alle istanze più stringenti del contemporaneo. La pittura e L’Italia: una storia lunga, fatta di grande tradizione e di molte lacune recenti.
Di tutto questo si discute a Milano, presso il DOCVA-documentation center for visualarts, durante tre stimolanti appuntamenti curati da Luca Bertolo, Davide Ferri, Antonio Grulli e Maria Morganti. Agli incontri, distribuiti tra ottobre e novembre 2010, partecipano alcuni protagonisti del sistema dell’arte italiano, scelti tra artisti, curatori, critici e galleristi, ma anche scrittori e filosofi, che negli anni hanno espresso posizioni differenti nei confronti di questo linguaggio antichissimo, misterioso e sempre molto discusso.
I nomi? Ecco l’eccellente raduno al completo: Manuele Cerutti, Marco Cingolani, Federico Ferrari, Luca Francesconi, Elio Grazioli, Tiziano Scarpa, Elena Volpato, Stefano Arienti, Stefania GalegatiShines, Raffaele Gavarro, Alessandro Roma, Gianni Romano, Chiara Rusconi, Sean Shanahan, Andrea Viliani, Edoardo Bonaspetti, Paola Capata, Marina Dacci, Helena Kontova, Marco Neri, Paolo Parisi, Roberta Tenconi, Fabio Tiboni, Giorgio Verzotti, Angela Vettese. (helga marsala)

Primo appuntamento: “Pittura come racconto. Raccontare la pittura”
venerdì 29 ottobre 2010 – ore 16.00

venerdì 12 novembre 2010 – ore 16.00
“Esiste uno statuto speciale per la pittura?”

venerdì 26 novembre 2010 – ore 16.00
“Il gap italiano”

Fabbrica del Vapore
Via Procaccini 4 – Milano
info@docva.org
www.docva.org

[exibart]

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  • E perchè queste sarebbero delle tavole rotonde importanti? Che c'entrano Gavarro, Tenconi, Scarpa, Viliani (Viliani???), Volpato (Volpato???) con la pittura... non vedo differenze con il progetto diffuso di Sgarbi per la Biennale. La stessa mancanza di professionalità gestita però da uno spazio che si crede alternativo.
    Nonostante tutto stasera andrò ma alla prima str... mi alzo e vado a far compere.

  • La fiera dei poveretti. Gli incontri potevano essere : Gap 1, Gap 2, Gap 3. Cerruti è l'unico che si salva, mentre di Francesconi si può apprezzare l'entusiamo: per essere minimamente preso in considerazione ha dovuto fondare con il suo amico Presicce una cosa nuovissima che non esisteva prima: udite udite: uno spazio no profit! Invece di fare pittura scopiazzando in giro perchè non vanno a lavorare ?

  • sembra proprio l'allegra scampagnata! hai ragione andrea, cosa c'entra per esempio la volpato? a parlare di pittura? ma poi dove sono i veri pittori? non ne è stato invitato neanche uno!

  • A MILANO, TRA LE TAVOLE ROTONDE E QUADRATE DI OTTIMO DESIGN.
    Si discute, liberamente, di pittura retinica o da cavalletto, direbbe M. Duchamp? Di pittura ad olio, aglio e peperoncino, direbbe la casalinga? Di colori morti e vivi, direbbe il cartolaio? Mi stupisco che non abbiano invitato al dibattito V. Sgarbi. Purtroppo, viviamo in tempi superficiali, in un momento storico culturale che guarda più al passato che al presente. Si ha la sensazione che si ha paura del nuovo e nessuno investe sulla giovane ricerca estetica. Certamente, non è per ninte facile individuare giovani, quelli davvero bravi, che portano avanti una ricerca non standardizzata, che non fa il verso a tendenze modaiole, praticate negli anni Sessanta e Settanta. Come si vede in giro, in gallerie, musei, o in svariati spazi di poteri politici, economici e commerciali. Linguaggi, che appaiono riconditi di nuove salse e sapori, riproposti come nuove pietanze.

  • Concordo con Savino: A cosa serve questa discussione attorno all'idea di pittura?

  • Io non sono in grado di dire cosa c'entri Tizio con Caio, ma come praticante della Pittura Dipinta, mi compiaccio di sapere che un nutrito numero di operatori senta il bisogno di parlarne, magari trovandole una decorosa collocazione nel panorama "contemporaneo", col massimo rispetto per chi fa qualunque cosa d'altro, magari più "contemporaneo" di un negletto mestiere praticato per millenni senza avvertire non so che obsolescenza.

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