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A Napoli, la Fondazione Morra presenta la sua casa-archivio per l’arte contemporanea, partendo da Duchamp, Cage e Kaprow. E con un programma per i prossimi cento anni

di - 7 Novembre 2016
Casa Morra è l’ambizioso input che Peppe Morra invia alla città partenopea. Il mecenate e collezionista che, dal 1973, con le sue iniziative incide su Napoli e sul sostrato culturale, dà vita a una nuova officina del pensiero, dove più di 2000 opere d’arte, facenti parte della collezione privata, costituiranno il punto di partenza di un discorso enciclopedico, un’operazione sovratemporale che sfida convenzioni e delimitazioni. Questo archivio polivalente nasce nel quartiere Materdei, in un’antica dimora nobiliare, il Palzzo Ayrebo D’Aragona Cassano, un complesso di 4.200 metri quadri che sarà gradualmente ristrutturato per raccogliere e raccontare l’immensa galassia della storia dell’arte attraverso gli incontri e i confronti tra i più significativi movimenti contemporanei, come, per esempio, l’Azionismo Viennese, il Living Theatre, la Poesia Visiva, Fluxus, Happening, Gutai e le più recenti ricerche italiane e straniere.
Il programma espositivo a lungo termine segue il meccanismo del gioco dell’oca, in virtù del suo sistema affidato completamente al caso e alla numerologia, un percorso tortuoso seppur continuo che non esclude rallentamenti e accelerazioni ma che manifesta, in generale, un muto scambio tra visione e pensiero.
La prima casella si inaugura con una mostra dedicata proprio alla casualità e a tre artisti che fanno della combinazione il punto di contatto tra arte e vita: John Cage, Marcel Duchamp e Allan Kaprow. Dal momento che il caso è parte della realtà, come l’arte, per John Cage è necessario lasciare che i suoni, le immagini e le parole semplicemente siano, scaturiscano da sé, come accade in Not Wanting to Say Anything About Marcel (Non vogliamo dire nulla su Marcel Duchamp), la prima opera visiva realizzata dall’artista nel 1969, dedicata proprio al Maestro dadaista, allora scomparso da appena un anno. L’opera, che apre il percorso espositivo, si compone di otto plexigram in cui immagini e parole serigrafate si sovrappongono e creano accostamenti multipli per generare nuovo senso. A supporto dei lavori in mostra, un interessante corredo documentario: foto, cataloghi e libri che illustrano il lavoro dei due grandi artisti e ne comprovano il profondo rapporto. Il lavoro di John Cage introduce il pubblico in un gioco di rimandi che trova la sua più alta espressione nel The Large Glass and Related Works, di Arturo Schwarz, una personalissima riproduzione del Grande Vetro di Duchamp che grazie ai molteplici calembour, restituisce la complessità dell’analisi del grande artista che, nell’ultima produzione, punta alla ricerca della quarta dimensione, una dimensione invisibile. La mostra si conclude con Stockroom, un lavoro di Allan Kaprow, artista che trova la sua quarta dimensione nel coinvolgimento del pubblico al processo creativo. Padre dell’Enviroment e dell’Happening, Kaprow inserisce lo spettatore nello spazio dell’opera demolendo definitivamente la condizione contemplativa dell’arte e sostituendola con l’azione diretta. Il lavoro qui presentato, realizzato tra il 1957 e il 1964, invita i visitatori a realizzare l’opera, come scrive lo stesso autore, si tratta di «un ambiente in divenire che trae il suo sviluppo dalla percezione e dall’esperienza che ogni visitatore vuole farne». Stockroom, seguendo il principio della casualità, sembra rinviare allo stesso progetto di Casa Morra: un ambiente aperto al cambiamento, fulcro di scambio e rinnovamento, agente di contagio culturale, di valorizzazione e riqualificazione. (Ilaria Tamburro)

Sopra: John Cage, Marcel Duchamp, Allan Kaprow, 2016, veduta d’installazione, Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea, Napoli, Foto Amedeo Benestante ©Fondazione Morra
Home page: Allan Kaprow, Stockroom (1957 – 1964), 2016, Casa Morra – Archivio d’Arte Contemporanea, Napoli, Foto Amedeo Benestante ©Fondazione Morra

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