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Abbattere il Folk Art Museum per far spazio al MoMA. Una storia choc che arriva da New York, dove l’intellighenzia culturale è sul piede di guerra

di - 12 Aprile 2013
C’è una polemica che sta infiammando in queste ore il mondo della cultura newyorkese, shockata dal destino che si riserva all’American Folk Art Museum, l’edificio che dal 2001 sorge sulla 53th strada, a pochi passi dal MoMA.
Che stavolta non fa la figura del museo che ogni città sogna, ma di un “imprenditore” senza scrupoli che, entrato in possesso dell’edificio progettato da Tod Williams e Billie Tsien, e aperto nel 2001, si amplierà proprio dentro di esso, sfrattando il piccolo museo, la cui architettura entrerà a far parte della storia di New York come una delle più brevi mai viste a Midtown. Andrew S. Dolkart, direttore del Dipartimento di Conservazione alla Columbia University ha definito il progetto di smantellamento architettonico del museo, perché non in linea con le facciate a vetri del MoMA, come “sconcertante”. Eppure il direttore del MoMA, Glenn Lowry, non ha imputato le motivazioni alla qualità dell’edificio.
Vittima del desiderio di espandersi, il Folk Museum era “sotto” di 32 milioni di dollari, e per questo concesse il proprio corpo alla macchina-MoMA un paio di anni fa. Il futuro? Sarà in un edificio più piccolo, su Lincoln Square,  West 66th Street.
Il MoMA, quando saranno finiti i lavori, guadagnerà circa 3mila metri quadrati di sale espositive, con l’allineamento del secondo, quarto e quinto piano. Il costo per il progetto non è ancora stato annunciato e la raccolta di fondi deve ancora iniziare, ma considerando il bisogno di spazio del museo pare che il progetto definitivo arriverà all’alba del prossimo autunno.
Ma le voci che si susseguono nella Grande Mela, come riporta il New York Times, sono di completa incredulità: il Folk Art Museum ha una struttura architettonica già finita sui libri di storia, studiata come un illustre precedente per l’utilizzo dei piccoli spazi.
E il MoMA invece fagocita spazio: pochi metri oltre e sorgerà una nuova torre di 82 piani, firmata da Jean Nouvel, sponsorizzata da Hines, e di cui il MoMA occuperà qualcosa come 12mila metri quadrati. L’ultimo dettaglio? Cosa mettere al piano terra di quello che sarà l’ex edificio dell’arte popolare. Forse un ristorante di lusso. Ma prima, il tutto, dovrà essere “demolito” e ridisegnato. Eppure questo lato camaleontico della Grande Mela, stavolta, non convince proprio nessuno. E anzi fa piuttosto male.

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  • Presso il Folk Museum è conservato anche il "Palazzo Enciclopedico" di Marino Auriti, utopia plastica del desiderio di conoscenza assoluta. Curioso notare che mentre Gioni lo porta trionfalmente in Biennale, a New York rischia di essere sfrattato. Metafora dei destini ambigui del sapere, tirato per i capelli un po' ovunque e oggi senza uno statuto certo

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