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Accademie di Belle Arti come Università? Figuriamoci! Il “Testo Scalera” non passa alla VII Commissione Cultura

di - 21 Gennaio 2013
Chi pensava che qualcosa fosse, nell’immediato, destinato a cambiare nella vita ma soprattutto nella legislazione, delle Accademie di Belle Arti italiane, dovrà ricredersi. Verrebbe da dire come al solito, ma riassumiamo i fatti, anche se vi basterà forse ricordare l’intervento, sulla nostra Lavagna, di Miriam Mirolla e Vita Segreto, docenti all’Accademia di Roma, che ci avevano raccontato i loro perché intorno a quella che pare una riforma necessaria, per far fronte al sistema dell’Alta Formazione Artistica e Musicale rispetto ai normali atenei, definito dalle due critiche proprio sulle pagine di Exibart come “ambiguo e autoreferenziale, che non è più scuola ma non è ancora università”, e dove “non funziona l’insostenibile disparità di trattamento tra studenti accademici e studenti universitari, tra docenti accademici e docenti universitari, che non trova corrispondenza in nessun sistema europeo e mondiale”. Il testo Scalera, discusso nella VII Commissione Cultura, e che tanto avrebbe portato alla nuova vita delle Accademie, riassumile in due punti fondamentali composti dalle riforme necessarie all’Italia, per l’allineamento del Paese al resto delle grandi nazioni europee a livello di Formazione Artistica, non è passato. I tre emendamenti sulla trasformazione universitaria delle Accademie di Belle Arti sono stati bocciati per pochissimi voti di differenza. I voti a favore sull’emendamento sono arrivati dal Governo Tecnico, Popolo delle Libertà, Futuro e Libertà, Popolo e Territorio e da alcuni deputati del Gruppo Misto. Contro, come riporta Mirolla «dopo una serie di inenarrabili ostruzionismi volti ad impedire l’effettiva votazione del Testo di Legge, hanno votato no il Partito Democratico, l’Italia dei Valori, l’UDC, la Lega Nord Padania e i rimanenti deputati del Gruppo Misto». Ora? Ora che questa riforma si aspetta da circa 15 anni è, secondo la docente e critica, necessario «prendere atto della storica responsabilità che il Partito Democratico e in generale la sinistra italiana si sono assunti in questa occasione, bocciando una indispensabile riforma che le Accademie e il mondo dell’Arte attendono da tempo, escludendo ancora una volta l’Italia dalla competizione internazionale con il resto d’Europa e del mondo, in un ambito in cui il Belpaese ha primeggiato per secoli». E da Roma, ora, si passa ad un nuovo contrattacco, con un incontro pubblico il prossimo 28 gennaio alle 10. Tutti preallertati, per sbloccare una situazione a dir poco paludata e che di certo non fa bene alle scuole, perché di università ancora non si tratta, targate AFAM.

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