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Addio Anita. Scompare la Ekberg, icona del cinema, resa immortale di Federico Fellini

di - 11 Gennaio 2015
Icona pop, prima che del cinema. Il merito era stato di quella scena immortale, in cui lei, Anita Ekberg, con un leggero abito, si immergeva nella Fontana di Trevi gridando a Mastroianni «Marcello, come here!». Correva il 1960 e il set era quello di un altro film italiano che ha reso Roma “Capitale del mondo”: La dolce vita di Federico Fellini.
Nata in Svezia, da anni e anni ormai la ex bionda prorompente era cittadina romana, e prima di essere ricoverata nella clinica per lungodegenti dei Castelli dove oggi si è spenta, aveva preso casa a Genzano. Ma si sa, la vita a una certa età non è così dolce, e proprio alla Fondazione Federico Fellini il commercialista romano Massimo Morais, nominato dal Tribunale di Velletri amministratore di sostegno della Ekberg, aveva indirizzato un’accorata lettera per chiedere un aiuto economico per l’attrice. Che aveva avuto due mariti, una proposta di matrimonio da Frank Sinatra, flirt con Gianni Agnelli e Dino Risi e un titolo, Miss Svezia, nel 1950, che le aveva aperto le porte dello spettacolo.
Oggi, ormai, quei tempi sono lontanissimi, e Anita Ekberg – provocatoria e in qualche modo scanzonata – si ricorda anche per diverse dichiarazioni perentorie, come quella in cui affermava: «Sono stata io a rendere famoso Federico Fellini, non il contrario». Ma a Fellini, e alla compagna Giulietta Masina, era sempre stata legata e riconoscente: «Quando Fellini si è ammalato io stavo sempre in contatto con la moglie. Le telefonavano per sapere come stava. Poi, quando è morto, continuavo a telefonare. Lei un giorno si confidò: “Sai una cosa, Anita, io ho pensato sempre male di te, perché credevo avessi una relazione con mio marito. Ma quando Federico stava male, ed era in ospedale, mi contattavano attori e attrici. Quando è morto, non mi ha chiamato più nessuno. Solo tu”».
Storie di solitudine e successo, che hanno solcato decenni, attraverso titoli come Scusi, lei è favorevole o contrario (1966), con Alberto Sordi e Sette volte donna (1967) di Vittorio De Sica, insieme a Shirley MacLaine, fino al gennaio 1970, quando a 39 anni, appare nuda sulla copertina di Playboy. Poi i ruoli minori, in film decisamente di altro taglio: fu la madre di Valeria Marini in Bambola (1996), di Bigas Luna, e una cantante lirica in là con gli anni ne Il nano rosso (1998) di Yvan Lemoine, e comparve anche in due episodi della fiction Il bello delle donne, nel 2002. Poi Anita è scomparsa dalle scene. Lontana dalle luci della ribalta, restando nel cuore di chi l’ha ammirata com’era. Bionda, e forse infelice, come un’altra immensa collega nata pochi anni prima di lei in altre latitudini, Marilyn Monroe. Addio Anita, icona perfetta e senza tempo.

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