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Addio Francesco Rosi. L’Italia perde oggi uno dei più grandi padri del cinema d’inchiesta di sempre

di - 10 Gennaio 2015
Un titolo per tutti era stato Le mani sulla città. Correva l’anno 1962, e Francesco Rosi aveva all’epoca 40 anni. Era nato a Napoli, nel 1922, e si era formato in legge, con un occhio all’illustrazione. Amico di Patroni Griffi e anche di Giorgio Napolitano, il grande regista si è spento oggi all’età di 92 anni. Dario Franceschini, nel prendere parte al cordoglio che si sta levando da tutto il mondo della cultura in queste ore, ha parlato di un «Giorno tristissimo per il cinema. Ci mancheranno il suo stile elegante e indipendente». Leone d’Oro a Venezia nel ’63 proprio per Le mani sulla città, vinse anche la Palma d’Oro a Cannes nel ’72 per Il caso Mattei, dove oltre ai panni del regista vestì anche quelli del giornalista: mise insieme interviste, foto d’archivio, testimonianze, parlando con Mauro De Mauro, altro grande reporter siciliano assassinato in circostanze non chiare. Un caso che aveva raccontato anche un altro grande che fece la stessa fine, Pier Paolo Pasolini, che parlò di Mattei in forma traslata nel suo romanzo incompiuto e multiforme: Petrolio.
Rosi, nella sua carriera, aveva sempre fatto di tutto per poter offrire, e mostrare, una serie di accurate ricostruzioni di fatti storici e di cronaca, che culminarono con il Leone d’Oro alla Carriera al Festival del Cinema di Venezia, nel 2012. A novant’anni. Meglio tardi che mai, per fortuna. Lontano da tempo dalla macchina da presa, rispose così a Giuseppe Tornatore, quando gli chiese di tornare: «Il mestiere del regista richiede grande energia fisica e non so se l’avrei più. So invece che in quest’Italia è difficile fare cinema e che la realtà si degrada così in fretta che il suo passo è troppo più frettoloso di quello del cinema. Rischierei di raccontare un Paese che già non c’è più».
«Francesco Rosi è stato un grande uomo di spettacolo, ha lavorato nella sua ricca carriera con gli altri grandi protagonisti del cinema italiano ed internazionale segnando intere generazioni di cineasti e avviando, in Italia, il filone del cinema d’inchiesta. L’ho incontrato l’ultima volta prima dell’estate in una bellissima serata a Roma in piazza San Cosimato a Trastevere dove i ragazzi del Cinema America gli hanno reso omaggio proiettando la pellicola ‘Uomini contro’ a testimonianza del suo grande impegno nella rappresentazione della storia e dei momenti più difficili del Paese. È stata un’occasione molto toccante che mi ha confermato quanto la freschezza e la semplicità del suo messaggio è ancora oggi fortemente apprezzata dalle giovani generazioni», ha continuato il suo ricordo Franceschini. Ora spetta alle future generazioni non dimenticare gli insegnamenti, l’impegno e, non in ultimo, le immagini di colui che è stato un grandissimo intellettuale italiano.

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