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Adozione a distanza. Bambini? No, opere d’arte

di - 14 Aprile 2004

Ecco cosa si è inventata sta volta l’eccentrica artista napoletana Betty Bee.
Una campagna per promuovere l’adozione a distanza di… opere d’arte. Le sue, ovviamente.
Il meccanismo è simile a quello che regola le adozioni dei bambini sfortunati del terzo mondo: versi una cifra mensile per sostenerli e diventi “genitore” di un bimbo che vedi solo in fotografia. Qui la cifra corrisponde a soli 20 euro, da versare su un conto corrente, con scadenza mensile, per la durata di 12 mesi. Ricevi la fotografia dell’opera scelta, ma allo scadere dell’anno, l’opera diventa tua. E ti è costata la modica cifra di 240 euro! L’operazione, presentata dall’artista in occasione della sua recente personale presso la galleria Francesco Pantaleone di Palermo, rientra nello stile e nella specificità del lavoro di Betty Bee, sempre orientato alla provocazione e incentrato fortemente sulla sua esperienza umana ed esistenziale. Lanciando un’iniziativa che ironicamente snobba il sistema e le dinamiche del mercato (di fatto svendendo le proprie opere, con un insolito meccanismo), Betty contemporaneamente racconta e “drammatizza” accadimenti privati della sua vita, filtrati e rielaborati attraverso l’arte. I molteplici abbandoni vissuti durante l’infanzia, gli spostamenti presso diverse famiglia affidatarie, l’esperienza della maternità, l’abbandono da parte degli uomini amati… L’operazione artistica diventa una maniera per esorcizzare, ricordare, superare il senso di vuoto e di non appartenenza. E come una creatura viva l’opera viene affidata a qualcuno che se ne prenda cura. Il tutto sempre condito dallo spirito ludico e irriverente che contraddistingue il suo lavoro.
Per chi volesse partecipare all’iniziativa, è possibile inviare un’e-mail all’artitsa (bettybee@virgilio.it), chiedendo delucidazioni sulle modalità di adesione. (helga marsala)

[exibart]

Visualizza commenti

  • Caro Pasquale, quello che non ha capito un cazzo sei tu e tutti quelli che si fanno abindolare da queste pseudo iniziative artistiche-CULturali che di provocatorio hanno solo la parola nuda e cruda usata da giornalisti con vocabolari poco nutriti.
    Gustavo

    p.s.: betty, facci un favore, cambia mestiere.

  • Bravo Gustavo! Pasquale guarda dientro la nebbia dei tuoi luoghi comuni, cerca di riconoscere una fregatura, anche se l'ideatrice dice di essere un'artista.
    Betty ma non c'era un modo più dignitoso per cercare di far soldi, i bambini...... si vede che non sai cosa vuol dire un'infanzia senza amore.

  • Sarà pure una "drammatizzazione" sarà pure il frutto di molteplici abbandoni, ma a me questa storia dell'adozione mi puzza di truffa e di squallore da basso napoletano. Betty ma per farti i soldi, non facevi prima ad impiccare un paio di bambini "negri" in piazza Plebiscito? Forse però era meglio se ti impiccavi tu..........

  • Chissà come mai tutto questo accanimento ogni volta che si nomina Betty Bee... Dev'essere diventata una specie di capro espiatorio dei lettori di Exibart. "Betty Bee impiccati", "Betty Bee cambia mestiere", "Betty Bee sei una truffatrice". E le lamentale continuano a distanza di mesi dalla pubblicazione delle notizie.
    E' davvero così suscettibile e sensibile l'animo dei nostri lettori da essere turbato e scandalizzato da "un'adozione a distanza di opere d'arte"? Eppure scommetto che tra i collezionisti che ci leggono molti spendono assai più di 240 euro all'anno per una firma da appendere al muro e non adottano proprio nessun bambino morto di fame. Alla fine Betty Bee vi fa solo uno sconto che potete leggere come una provocazione: spendereste quei soldi per una fotografia e non per salvare una vita?
    Non sono una cattolica missionaria in vena di sermoni, ma francamente gli scandali ipocriti mi irritano non poco.

    Carolina Lio

  • A chi andavano i soldi si era capito molto bene anche senza la precisazione. E ci mancherebbe altro, dal momento che si tratta dell'acquisto di un'opera d'arte! Un acquisto con un'idea originale dietro le spalle, non scandalosa come qualcuno ipocritamente la definisce. Non voglio ripetere parola per parola quanto ho detto nel precedente commento. Penso sia abbastanza semplice leggere il chiarissimo articolo della brava Helga Marsala e la mia breve nota polemica.

    Carolina Lio

  • visti i commenti, (alcuni dei quali a sproposito) vorrei precisare che nel caso di Betty Bee, la parola adozione usata dall'artista è fuorviante, si tratta di nient'altro che di un pagamento rateale per l'acquisto di un suo lavoro. I soldi ricavati non vanno a bambini del 3° mondo ma alla stessa Betty.

  • caro the blueraven, la tua acutezza e' sorprendente...in questa notizia il commento a sproposito e' proprio il tuo...e, Carolina, starei piu' attento nell'utilizzo di parole tipo "ipocrisia" ecc. La "prima gallina che canta ha fatto l'uovo" e' molto piu' efficace.
    ciao

  • Cara Carolina, ma se tanta gente trova Betty Bee falsa e ipocrita, forse un motivo ci sarà. Forse i suoi trucchetti da ragazzina violentata dal padre, da donna abbandonata, da mamma adorabile...... forse hanno un po' stancato, forse non ci crede più nessuno, forse si può anche parlare d'altro dopo dieci anni che una "lavora".
    Forse chi scrive questi commenti si sente deluso, forse si aspettava di più, forse è irritato da atteggiamenti così superficiali e vittimisti.

  • Caro Savelli anche la tua cortesia è sorprendente. La volontà di chiarire non è sinonimo di stupidità, certe osservazioni invece sono sintomo di arroganza ingiustificata.

  • Basta, che palle 'sta storia?! non avete proprio niente di meglio da fare (me compreso)! adesso basta, però eh!? ci sono cose molto più interessanti eppoi questa betty non si monterà la testa? siete tutti matti.

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