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Ai Weiwei vince la causa contro Volkswagen per il copyright. In arrivo il risarcimento

di - 18 Luglio 2019
Ai Weiwei ha vinto la battaglia legale contro Volkswagen, che usò una delle sue installazioni come sfondo per la pubblicità di un’auto, senza il suo permesso. Il Tribunale di Copenaghen ha stabilito che la casa automobilistica dovrà pagare all’artista dissidente cinese 1,75 milioni di corone danesi, corrispondenti a circa 260mila dollari, come compenso per quello che è stato definito «uno sfruttamento improprio di opera d’arte, a scopo di marketing»
A maggio, Weiwei citò in giudizio il distributore danese della Volkswagen, la Skandinavisk Motor, dopo aver appreso che Volkswagen Denmark aveva usato alcune riprese di Soleil Levant, l’installazione composta da 3500 giubbotti di salvataggio color arancio brillante, per la campagna pubblicitaria della Polo, nell’ottobre 2017. L’opera, realizzata per il World Refugee Day e allestita sulla facciata della Kunsthal Charlottenborg di Copenaghen, racconta la pericolosa traversata dei migranti, passando dalla Turchia per arrivare a Lesbo, in Grecia, e nella pubblicità compare chiaramente.
Weiwei ha dichiarato di aver tentato anche la strada della negoziazione per un anno, senza successo, prima di presentare formalmente la denuncia. La richiesta dell’artista cinese ammontava a 3 milioni di corone danesi, più di 300mila dollari, in compensazione del danneggiamento dei diritti d’autore, dei diritti morali e anche della sua reputazione. Il tribunale ha accolto la tesi degli avvocati dell’artista, secondo i quali la pubblicità dell’automobile contraddiceva il messaggio espresso da Soleil Levant.
Quando gli avvocati di Skandinavisk Motor hanno provato a sostenere che la compagnia non si era resa conto che l’installazione sulla facciata della Kunsthal era un’opera arte, l’artista si è messo a ridere rumorosamente.
I rappresentanti delle due società non hanno risposto immediatamente alle richieste di commento. Più rapido è stato Weiwei, che pubblicato la notizia della sua vittoria sulla sua pagina Instagram, citando direttamente dai documenti legali. «Nell’era globalizzata, le aziende spesso operano impunemente, rispondendo solo ai loro azionisti. La condotta di Volkswagen nei confronti delle mie opere è un piccolo riflesso di una mancanza di rispetto globale per i diritti degli individui oggi», ha scritto Weiwei, che ha anche accusato il CEO di Volkswagen, Herbert Diess, di troppa condiscendenza sugli abusi dei diritti umani in Cina, dove la società sta attualmente espandendo la produzione.
Anche il direttore della Kunsthal Charlottenborg, Michael Thouber, che ha co-curato l’installazione, è lieto dell’esito: «Il verdetto della corte invia il chiaro segnale che non è possibile utilizzare il lavoro di un artista senza pagare per esso o senza permesso. Il copyright degli artisti deve essere protetto, sia che si trovi in una galleria o in uno spazio pubblico», ha detto ad Artnet News.

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