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Al Raum di Bologna, storie di fuoco e carbonio, raccontate da Alessandro Di Pietro & Co

di - 14 Dicembre 2018
Stasera, alle 22, presso Raum, spazio di ricerca in via Ca’ Selvatica, a Bologna, andrà in scena la performance Short stories of Fires and Carbon, nuova opera di Alessandro Di Pietro, con il coinvolgimento performativo di Andrea Magnani, Costanza Candeloro, Riccardo Baruzzi e Riccardo Benassi. La performance, prodotta da Xing, con il supporto di Regione Emilia-Romagna, Comune di Bologna ed Edizioni Zero è una sequenza di 4 atti accomunati dall’utilizzo di elementi semplici: la fiamma, la scintilla e il carbonio. Pensando alla scoperta e all’addomesticamento del fuoco come prima presa di controllo sull’intangibile e l’incombente. Abbiamo raggiunto Di Pietro per avere qualche anticipazione.
Questo progetto performativo prende spunto da un episodio che potremmo definire la chiave di volta dell’evoluzione del genere umano, scoperta attribuita dagli antropologi al cosiddetto homo erectus, come saranno impostati questi quattro atti?
«Il controllo del fuoco è il simbolo del controllo di una grande paura verso l’intangibile e il doloroso. I quattro atti si orchestrano tra di loro in tutto lo spazio di RAUM. Hanno un un livello di attenzione laterale e frontale e si innestano nel tempo dell’uno e dell’altro partner con uno storytelling di Riccardo Benassi (Trenitalia 2018) prosegue a uno specifico set di stazioni rotanti di Riccardo Baruzzi concludendosi con gli stress test e la cura di 4 fiamme di butano e propano di Andrea Magnani, ravvivate da un ventaglio da lui progettato. L’intervento di Costanza Candeloro sottolinea e trasforma l’architettura di RAUM tramite scritte bruciate estratte dal testo/iper-testo Orfanet, graffiti incendiari e network affettivi (2018)».
Come è nata l’idea di queste collaborazioni?
«Ho deciso nel tempo di dedicare alcune occasioni “perfomative”, per me una novità rispetto al mio percorso artistico, ad operazioni collettive non per una particolare tendenza alla condivisione ma perché reputo fondamentale collaborare tra artisti e realtà produttive indipendenti che seguo da molto tempo come Siliqoon. Ho chiesto loro di partecipare e hanno detto si e per questo li ringrazio. Nessuna leadership solo rispetto di un idea di partenza da me diretta: l’innesco del fuoco. Andrea Magnani, Costanza Candeloro, Riccardo Baruzzi e Riccardo Benassi sono artisti strettamente legati per me a Bologna; sono quattro romantici con i quali mi sento in particolare affinità per ricerca e sguardo sul mondo. Li ho incontrati tutti attorno al 2015 anno in cui partecipai alla mostra HPSCHD 1969>2015 al Mambo di Bologna curata da XING. Questi artisti performano loro stessi e con loro ho individuato degli aspetti fondanti delle loro pratiche e per i quali ho sviluppato le azioni e progettato le consolle in carbonio come per Riccardo Baruzzi e Andrea Magnani».
A Bologna in molti conoscono già i tuoi lavori installativi (vedi l’esperienza del Mambo in occasione di “That’s IT”), cosa si dovranno aspettare ora?
«Il progetto FELIX Realoaded del Mambo è un intervento nell’architettura del museo mescolata all’architettura progettata dall’ultimo personaggio di una serie di installazioni e fiction portata avanti dal 2016 ad oggi. Da Raum Short stories of Fires and Carbon è la prima performance che metto in atto in cui l’architettura stessa e le azioni diventano un prisma in cui diversi piani di consapevolezza che hanno come elemento comune la cultura del saper fare un fuoco diventano il simbolo del dare al mondo qualche cosa indipendentemente dal fatto che sapremo già come andrà a finire. La nascita di una nuovo comunità di 4 “fiamme” in un momento iniziale in cui non sono ancora assoggettate alla storia, alla cultura e all’empatia secondo la quale, se si toccassero, scaturirebbe una fiamma più grande, nomade e distruttiva». (Vincenzo D’Argenio)

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