Ammaliante, scintillante, sciccoso, glamour, luccicoso, rock. Molto rosso e molto nero. Il
Macro è tra noi. Inaugurazione con tutti i crismi: assessori, direttori, soprintendenti e lui, il sindaco. Per chi, come noi, è convinto che, sic stantibus rebus, la forma della “fondazione” sia l’impianto di governance più adeguato ad un museo di questo tipo, la conferenza stampa è cominciata male. Umberto Broccoli, soprintendente, ha tenuto con forza a specificare come il Macro non sia altro che una delle tante parti della Soprintendenza Comunale alle Belle Arti. Vero, ma questo andrebbe considerato come anomalia da superare, non certo come fiore all’occhiello.
Per fortuna il prosieguo è stato diverso, musica per le orecchie di chi non considererà mai il Macro completamente “inaugurato” fin quando non ne intravederà una forma di gestione sostenibile e adeguatamente autonoma. Prima Umberto Croppi e poi, a sorpresa, il sindaco Alemanno in persona che ha messo la “Fondazione Macro” come uno dei prossimi e imminenti passi da compiere per dare al nuovo spazio un timone in linea con le esigenze.
A margine della conferenza stampa, poi, è stato altrettanto sorprendente sentire il sindaco di Roma prodursi in lodi sperticate sull’architettura contemporanea vista come fonte di riscatto civico, di educazione verso le masse e di stimolo creativo. Bene, anzi benissimo. Ma allora perché sono due anni e mezzo che la città ha smesso di farsi calamita verso i maggiori progettisti del mondo? Perché non esistono non diciamo cantieri, ma neppure idee messe in campo da questa amministrazione che utilizzino come medium la realizzazione di una nuova architettura di qualità? Perché si sta condannando la città (una volta completati i grandi cantieri in corso di
Fuksas, Piano, 5+1 e
Koolhaas) ad avere zero realtà di livello in edificazione?
Perché tutti i progetti che Roma Capitale (sic!) presenta e promuove sono scimmiottamento di edifici propri degli outlet più che delle città contemporanee? Chi è Gianni Alemanno, quello che vuole trasformare il Corviale e Tor Bella Monaca in finti villaggi kitsch o quello che inaugura il Macro inneggiando alle linee dell’oggi e del domani? (
m. t.)
[exibart]
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Continua l'orribile cemintificazione di Roma.
Perchè la Città dello sport di Tor Vergata, progettata da Calatrava, giace lì, come un enorme scheletro abbandonato? Questo, tutti noi, avremmo voluto chiedere al sindaco. Ad aprile, Alemanno e Corsini (assessore all'urbanistica)si sono affrettati ad un sopralluogo, e a lodi sperticate sul proprio impegno...
Chi si loda si sbroda, dice un vecchio proverbio