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Alla Bottegantica di Milano, una luminosa anticipazione dell’arte di Angelo Morbelli

di - 29 Gennaio 2019
Nell’attesa dell’importante monografica dedicata ad Angelo Morbelli (1853-1919), in apertura alla Galleria d’Arte Moderna di Milano, alla metà di marzo, per celebrare il centenario della sua morte, possiamo scoprire in anticipo il valore pittorico di un maestro della tecnica divisionista. L’occasione da cogliere è alla Galleria Bottegantica, in via Manzoni 45, per “Angelo Morbelli. Luci e colori”, mostra a cura di Stefano Bosi ed Enzo Savoia, aperta fino al 16 marzo. La retrospettiva presenta 19 opere di collezionisti privati, alcune inedite o non esposte da anni, che riassumono il suo talento pittorico.
Da Alessandria, Morbelli si trasferì a Milano nel 1867, per diplomarsi all’Accademia di Belle Arti di Brera, dove studiò pittura con Giuseppe Bertini. Negli anni’80 dell’Ottocento, l’artista è tri tra i precursori a sviluppare temi veristi sociali, come documenta magistralmente il ciclo di opere dedicate al pio Albergo Trivulzio, in cui è palese l’ordinaria solitudine degli anziani abbandonati all’ospizio o la Venduta, dipinto ispirato a un fatto di cronaca e denuncia della prostituzione minorile. In esposizione si trovano dipinti struggenti e pacati insieme, come Le parche, del 1904, e Inverno al pio Albergo Trivulzio, del 1914, anche se negli anni della maturità Morbelli abbandonò il tema sociale per dedicarsi a tematiche intimiste o legate al teatro e la musica, sue passioni.
I curatori hanno poi selezionato opere dedicate al quieto paesaggio del Monferrato – la terra natia di Morbelli, dove soggiornava durante l’estate, nella casa di vacanze La Colonna a Rosignano – e incentrate su tematiche in cui prevale una ricerca di equilibrata bellezza di eccellente qualità pittorica. Sono rassicuranti i dipinti dei luoghi sereni d’infanzia del pittore. È una pittura di memoria la sua, contemplativa e non narrativa, un diario visivo e affettivo di ricordi sfumati nel tempo.
Da non perdere è l’opera giovanile Ballerina a la Scala, del 1909 – l’anno del Manifesto letterario del Futurismo italiano di Filippo Tommaso Marinetti – poco nota al pubblico e alla critica, in cui si evince una pennellata mai leziosa, piuttosto concentrata su effetti cromatici e luminosi. Anche negli scorci della laguna veneta e nelle altre vedute dell’alta montagna, tra sentieri, cime imbiancate, croci e ghiacci, dipinti durante i soggiorni a Santa Caterina Valfurva, Morbelli svela il suo amore per la natura e il bisogno di perdersi in campagna o sui monti per sentire più che vedere la luce come principio vitale.
A partire dal 1890, il pittore studiò e approfondì i principi scientifici del Divisionismo, in linea con Vittore Grubicy de Dragon (1851-1920) e Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1907), suoi amici, attraverso testi di ottica e meticolosa pratica di studio dal vero. Nelle sue opere, oltre alle tematiche sociali, si ricorda l’opera Per ottanta centesimi, del 1885, dedicata al lavoro delle mondariso.
Anche nella serie dei paesaggi prevale una stesura pittorica filamentosa, nella scomposizione dei colori e nel loro accostamento sulla tela in piccoli punti isolati, in cui le cromie, grazie alla sua minuziosa tecnica, tra realismo e simbolismo, si compenetrano in scenari di luce emozionanti. (Jacqueline Ceresoli)

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