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Alla Galleria Civica di San Donà, sei artisti riflettono sulle perturbazioni della natura e dell’uomo

di - 30 Maggio 2019
Rimarrà aperta fino al 2 giugno la mostra “Di Natura – Perturbazioni”, curata da Giorgio Baldo presso la Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di San Donà. L’evento espositivo ha coinvolto sei autori – cinque fotografi e un illustratore – e racconta, attraverso la loro speculazione artistica, un tema di attualità venuto alla ribalta delle cronache, ovvero, l’ondata eccezionale di maltempo abbattutasi in particolare nel Triveneto tra il 20 e il 30 ottobre 2018, che ha svelato la nostra incertezza di fronte alla Natura.
Gli eventi “sovra naturali” che hanno investito la nostra quotidianità hanno partorito la riflessione per questa mostra, nella quale i fotografi Edoardo Cuzzolin, Francesco Finotto, Stefano Ciol, Carlo Chiapponi e Adriana Iaconcig, hanno presentato la visione, mediata dai loro stili fotografici, di ciò che è rimasto di quell’evento che ha colpito l’Italia e la sua popolazione.
Cuzzolin è ripartito dal senso estetico ma anche emotivo e raziocinante di questa devastazione ambientale. Una riflessione silenziosa, che ha studiato sotto diverse possibilità associative, le ferite dell’azione della Natura. Una stratigrafia semiotica, che l’autore ha proposto con immagini singole, dittici, trittici e collage che come minimo comun denominatore rivelano una nuova simbologia ambientale da cui far ripartire la riflessione di una ricostruzione.
Finotto invece preferisce stimolare il proprio occhio nella ricerca di una nuova genesi. Si susseguono cosi immagini sospese, che non ci tranquillizzano ma contengono un claustrofobico silenzio della Terra segnata da tali eventi, riportandoci la condizione di un nuovo inizio, memore di quel rumore che la forza della Natura ha purgato a causa della nostra avidità.
Il friulano Ciol presenta la sua poetica cercando di estrapolare dalle macerie la forza per un nuovo inizio. E questa speranza l’autore la trova nell’acqua, elemento vitale e significante biologico di tale rinascita a cui anela. Il contrasto tra le forme dritte ma spezzate degli alberi abbattuti, sostenuti in un ultimo abbraccio da altre piante sopravvissute alla tormenta, si alterna alle forme curve e leggere dei fiumi che trasportano con se la fonte di una lenta, e si spera più coscienziosa, rinascita.
Chiapponi pone la sua attenzione sul contesto urbano di Marghera indagando la presenza della crisi del naturale. I luoghi del quotidiano come la povertà di un parco viene guardato da un occhio particolarmente sensibile all’abbandono. Inoltre Chiapponi include nella sua analisi diverse metodologie fotografiche semplici e calcolate ad isolare nel soggetto il confine tra il naturale e la Natura umanizzata.
Iaconcig ci racconta, con l’animo della donna salvatrice, le riflessioni appena accennate dell’uomo che deve, e dovrà ancora confrontarsi, con la grande Madre Natura. Il progetto Mišček curato nelle sue due recenti personali da Eva Comuzzi, si inserisce nell’obbiettivo della mostra come una lunga e profonda riflessione nei confronti dei misteri della Natura. Infatti, Iaconcig non vuole documentare, ma piuttosto immergersi, e immergerci, in un mare paesaggistico di sensazioni e riverberi emotivi quanto esperienziali. Cosi, le immagini delle gambe di ragazzi nudi in un ambiente boschivo vogliono solo suggerire una nuova dimensione e non analizzarla freddamente. Perciò il visitatore dovrà abbandonare ogni ratio e riscoprirsi parte di quell’ambiente che lo ha generato milioni di anni fa, e che egoisticamente ha sfruttato oltre un determinato limite.
Il sesto autore, Lucio Schiavon, illustratore, ha realizzato una libera cornice per tutta l’esposizione, contenendo fiabescamente, con i suoi animali arrabbiati, tutto questo processo meccanizzato della fotografia. L’innocenza dei suo linguaggio e quindi la libertà dalla dipendenza dal reale, ci pone di fronte ai nostri errori di uomini come se ci trovassimo di fronte alle future generazioni che si interrogano su quanto è successo in quei giorni di ottobre dello scorso inverno. (Nicola Bustreo)

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