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Allarme Roma. Non è il tabaccaio di fronte, questa è la comunicazione del Macro. Per il 2008 ciao ciao alla ‘rinascita romana’

di - 6 Gennaio 2008

Di foglietti così capita a tutti di vederne, in giro. Dal classico “Torno subito” del salumaio impegnato in impellenti bisogni fisiologici, al “Suonate interno 23“, magari della lavandaia con la verdura sul fuoco. Certo nessuno si sognerebbe di leggerne uno alla porta di un importante museo di una capitale europea. Magari a Parigi, al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris, per esempio. O a Londra, all’Ica. O al nuovo New Museum di New York, giusto per citare centri d’arte parigrado rispetto al nostro: ovvero non grandissimi, ma comunque con ambizioni internazionali.
E invece accade a Roma, dove il Macro ha esposto, in data 30 dicembre, il foglietto che vedete sopra. E che ancora sta li. Stupisce che un grande museo si possa fermare perché manca la luce, certo. Stupisce ancor più che lo possa fare per giorni e giorni, non tuttalpiù per qualche ora. Ma è ancor più grave il fatto che lo comunichi con foglietto e pennarello! Eppoi stupisce il silenzio generale: se anche l’ultima delle kunstverein tedesche osasse comportarsi in maniera così cialtrona, i giornali e gli stessi cittadini la seppellirebbero di ridicolo. A Roma ormai la sciatteria e il lassismo stanno diventando la norma, e allora accade che un fatto di per se isolato – seppure a livelli sublimi di dilettantismo – diventi un campanello di allarme per una situazione divenuta ormai preoccupante per lo stato della capitale d’Italia. E a sottolineare questo ora è proprio Exibart, che qualche stagione fa coniò il neologismo della “rinascita romana” (poi ripreso da tutta la stampa), scommettendo su quel clima di attivismo, dinamismo e vitalità che si percepiva nell’atmosfera capitolina, specie in ambito artistico. E che ora invece deve registrare un contesto di aree cittadine in abbandono, di arredo urbano da quarto mondo, di abusivismo diffuso, di traffico ingovernato, di sosta selvaggia e doppie file da megalopoli indiana, di sporcizia e strade degradate ovunque, anche nei quartieri più chic, come quello del Macro. Davvero si pensa che in questo contesto possa germinare una capitale dell’arte che si confronti a livello internazionale non già con Londra, New York o Parigi, ma per lo meno con Berlino, Madrid, Vienna o Zurigo? Il degrado della città – che non è certo imputabile al bravo direttore del Macro Danilo Eccher, come non gli è imputabile il foglietto sdrucito dal quale abbiamo preso spunto – è arrivato a livelli tali che i marciapiedi, il traffico, la sporcizia, l’abusivismo, la prostituzione, i graffiti e il vandalismo, l’accattonaggio, le bidonville dovrebbero essere le uniche preoccupazioni dell’amministrazione, non certo l’arte.
E tutto succede proprio mentre il sindaco festeggia il boom dei biglietti staccati nel 2007 nel circuito dei Musei Capitoli, dichiarando che per le feste natalizie Roma ha fatto il record di turisti. Quanti tra questi turisti avevano programmato un Capodanno romano anche per vedere la bella mostra di Giuseppe Gallo al Macro? Lo stesso sindaco che è stato – non a caso – protagonista della assai discussa scenata dell’opening della nuova galleria di Lerry Gagosian, svelando una inelegante subalternità all’ospite potente. Con una performance (chiusura della strada compresa) da paese sudamericano. Si chiudono strade e ci si scomoda un sabato mattina per l’opening di Gagosian e poi non si fornisce il Macro di stampanti e carta intestata per comunicare un qualsiasi “out of order“?
Vorremmo sbagliarci, ma quel foglietto sgualcito, con tanto di incespicantissima traduzione in inglisc, potrebbe diventare un simbolo che segna il definitivo tramonto di Roma come eterna candidata – eternamente irrisolta – a reginetta del contemporaneo in Italia. Sotto a chi tocca, le sostitute (da Torino a Napoli a Milano a Bologna) non mancano di certo.

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Visite di stato chéz Gagosian…

[exibart]

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  • La mia città è la città dell'indolenza, la città dell'arroganza, di chi guida con una mano sul cellulare e l'altra che fa le corna, di chi se gli gira si prende una vacanza alla faccia di quei 4 coglioni di turisti, è una città grassa e viziosa , moralista e lussuriosa nel cui ventre vivono stanca e umida la furbizia e l'inganno il "damoje na sola" e il "te vojo bene", la città di Alberto Sordi, di Andreotti, del Papa e i Cardinali,e dei nipoti di quei Papi e di quei Cardinali che disfarnono Roma come neanche Attila seppe fare , e sinceramente , allafine, il belletto dei musei me la fa sembrare ancora più troia.

  • Dissento sul fatto che il Direttore non abbia responsabilità dell'accaduto: il 'bravo' Eccher (bravo per quale ragione?) è il primo a dover rispondere dell'accaduto.

  • E per giunta l'ignoto estensore dell'avviso ignora la elementare regoletta che la lettera "i" in stampatello è sempre priva del puntino.
    Ulteriore esempio di sciatteria...

  • Dobbiamo rassegnarci, ormai l top top della comunicazione avanzata, non sono gli UMTS, ma i PIZZINI! E' quindi coerente che in un sistema culturale romano "oscuro", per usare un eufemismo, si comunichi con i pezzi di carta appiccicati qua' e la'!

  • son ben d'accordo con tonelli. e fa piacere sapere, a firma dello stesso eccher, il motivo del bianchetto sul cartello: come ci spiega il direttore del macro il museo era gia stato temponeamente chiuso per guasto nella giornata di s.stefano. e la placidità di quella cacellatura è anche la prova provata della disinvoltura con cui un museo, con pretese di internazionalità, possa giustificarsi proclamado amabilmente che l'attesa era dovuta al particolare momento festivo. siamo proprio s'un altro livello, caro tonelli. tu giustamente alzi il dito dicendo: scusate...ma ve l'immaginate la tate chiusa per alcuni giorni? eccher invece di dimettersi, cosa che mi par ancor più dovuta dato il fatto che i guasti sono stati - sappiamo ora - due, uno consecutivo all'altro, che fa? esprime scuse assai di maniera e , neppure tanto in filigrana, sostiene che tuttosommato il macro ha dato manifestazione di vera efficenza, rimanendo chiuso per cosi poco tempo. caro tonelli, legger di chi, in quella che potrebbe benissimo esser un'inchiesta utile, vede macchinazioni detrattorie verso la città è davvero disarmante. dunque il re è nudo davvero! dunque c'è sul serio qualcuno che quando s'indica la luna resta, tonto, a guardare il dito! insomma ce lo meritiamo eccher.mi pare questo il sunto dell'inchiesta. se di apologo vogliam parlare!

  • Scusate il ritardo.
    Direttò, Posso essere in disaccordo? In questo momento mi va di difendere Roma e lo faccio. Roma è affascinante proprio per questo. La vogliamo a tutti i costi precisina, alla tedesca, con tutte le sue cosette a posto. Rimarrà così fino a non so quando e staremo sempre a criticare il foglietto il marciapiede il vucumprà ecc. ecc. Ma siamo sicuri di volere una "rinascita romana"? Perché, Roma è morta? A me non sembra. Roma ha sempre avuto i suoi tempi. Non credo che forzando le cose si risolverebbero tutti i problemi di questa meravigliosa città. Certo l'impegno è importante e nessuno dice che devono restare eternamente così. Cambierà a modo suo e sarà probabilmente un modo più creativo di tante altre città.
    Adesso mi sento di dare ragione a George Burns:
    "Peccato che tutti quelli che saprebbero governare il Paese siano già occupati a guidare taxi e tagliare capelli".
    Mi sono spiegato? Forse no.
    Forse è meglio parlare di arte e di quel poco che succede a Roma. Poco, molto poco. Quasi niente. Eppure qualcosa si cominciava a vedere. Che fine hanno fatto per esempio quelli della newGallery? Già si sono stancati? Beh, ma allora........avete ragione voi!
    Non mi piango addosso cara mummia, anche a me piacerebbe vedere qualcosa di nuovo, ma tutti hanno una fretta fottuta di fare che inevitabilmente sbagliano.
    Che famo?

  • ma se anche il Papa s'è accorto del disagio di Roma.ma come c'è ancora chi sostiene che "sgarrupato è bello!" ma dai...o forse no. forse anche il Papa va al Macro, almeno un visitatore ce l'hanno!

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