Forse non tutti sanno che Ferrara, insieme a Londra, Las Vegas, Amsterdam e Kazan (città a est di Mosca) è “gemellata” con l’Ermitage di San Pietroburgo.
Ermitage Italia, è un progetto nato da un accordo tra il museo russo e la provincia di Ferrara, sviluppatosi ufficialmente come Fondazione alla fine del 2007, su accordi tra il presidente della provincia emiliana Pier Giorgio Dall’Acqua e il Direttore dell’Ermitage Michail Piotrovskij. Un centro di eccellenza per la cultura italiana in relazione a quella di “oltrecortina” che lunedì ospiterà, all’interno del ciclo di conferenze “Il Collezionismo e la formazione dei Grandi Musei del mondo”, Sergej Androsov, Direttore del Dipartimento di Arte Figurativa Europea del Museo Ermitage, che parlera’ della figura di collezionista dello zar Pietro Il Grande, personaggio che oltre ad essere un grande riformatore dell’economia si rivelò anche un vero pioniere del collezionismo d’arte. Si deve proprio all’Imperatore la prima raccolta russa di pittura che comprendeva circa trecento dipinti di cui ben una settantina provenienti dalla scuola italiana, tra cui Madonna Litta di Leonardo e San Sebastiano di Tiziano, nonostante pare che lo zar privilegiasse la pittura fiamminga e olandese. Un collezionismo che Pietro Il Grande orientò anche nei confronti della scultura, in una selezione che attualmente ospita pezzi che vanno da Michelangelo a Canova fino a Henri Matisse.
Appuntamento dunque per comprendere ancora i modelli virtuosi della diffusione dell’arte, per pensare anche a piccole realtà, come appunto Ferrara, che grazie all’accordo siglato con la Russia ha fatto nascere un centro di studio e ricerca finalizzato sia alla catalogazione delle opere italiane dell’Ermitage, che all’approfondimento delle tematiche legate al collezionismo e all’evoluzione delle tecniche di restauro con un occhio particolare alla produzione legata all’antica famiglia degli Estensi, che a Ferrara avevano casa. Quando si dice l’intelligenza del “glocal”.