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Ancora polemiche su Icastica. Oggi gli animalisti protestano contro l’opera di Damien Hirst, ma l’organizzazione risponde

di - 12 Luglio 2014
Quando a giugno si era scoperto che nella seconda edizione di Icastica, il festival-contenitore estivo organizzato dal Comune di Arezzo e curato dall’Assessore Pasquale Macrì, ci sarebbe stata una tra le più famose opere di Damien Hirst, un polverone di polemiche si era levato.
La pietra dello scandalo è il montone in formaldeide Away from the flock, 1994, appartenente alla serie che conta anche The Physical Impossibility Of Death In the Mind Of Someone Living, lo squalo tigre di oltre 4 metri realizzato nel 1991, simbolo della carriera dell’artista, che in oltre 20 anni di opere ha collezionato scandali, estimatori e detrattori su ogni livello. Ad avere il pelo rizzato sulla schiena, come abbiamo riportato, stavolta sono stati gli animalisti di Enpa, Lav, Oipa, Wwf e Leal, che avevano anche scritto una lettera al sindaco della città toscana chiedendo di ritirare l’opera: «Non ci esprimiamo sul valore delle opere, anche se ricordiamo che la carriera di Hirst è stata dichiarata dai critici in parabola discendente, ma sul valore etico. Usare gli animali per uno scopo economico o di celebrità è metodo che ci ripugna in quanto non rispettoso nei loro confronti. Ucciderli o sacrificarli per cosiddette “opere d’arte” messe in atto allo scopo di richiamare attenzione non ha, e non può avere, nessuna giustificazione artistica».
Il lupo cattivo, insomma, esposto come il grande eroe (artista, in questo caso), che non rispetta l’etica “della creazione”.
A tentare di smorzare i toni ci aveva pensato lo stesso Macrì, che aveva dichiarato all’indomani delle proteste: «Sull’opera contestata posso intanto dire che l’animale non è stato ucciso appositamente e che l’obiettivo di Hirst è quello di mostrarci i diversi aspetti della morte, impossibile da immaginare per noi vivi perché non la vediamo, sganciandola da quell’alone di paura e dolore che spesso la circonda». Nulla di fatto: nei giorni seguenti si è sentito dire che l’amministrazione comunale aveva avuto una caduta di stile, che non veniva rispettato il regolamento di tutela e benessere degli animali (anche se in questo caso si tratta di un cadavere) e la città era pervasa dal malumore. Forse di essere sotto i riflettori per una vicenda che ha del paradossale: dunque anche la Tate Modern avrebbe dovuto ritirare la chiacchieratissima mostra che nel 2012 ha sancito una sorte di morte (toh!) e rinascita dell’artista inglese.
Fatto sta che oggi davanti alla Galleria d’Arte Contemporanea c’è il famoso sit-in che era previsto per il mese scorso, ma stavolta l’organizzazione replica. Con un secco comunicato che ribadisce: “L’opera esposta non è frutto di violenza sugli animali. Occorre rilevare come quando anche situazioni degne di tutela e garanzia entrino in conflitto con diritti fondamentali quali la libertà di espressione e di pensiero dell’artista, l’esclusiva tutela dei primi sostanzia un atto di censura. L’operato dell’artista può essere da tutti criticato, ma da nessuno censurato”. Altro non possiamo fare che schierarci su queste posizioni, sottolineando che a volte sarebbe il caso di informarsi un poco intorno alla storia dell’arte, almeno degli ultimi decenni, anche per scoprire che un montone sotto formaldeide è decisamente più “blando” rispetto ad azioni compiute con animali vivi già a partire dagli anni ’60, ricordando solo l’Azionismo Viennese, Ana Mendieta o il contemporaneo Adel Abdessemed. Basterebbe, insomma, aprire un poco gli occhi e non fermarsi a quello che si vede, come da sempre insegna l’arte.

Visualizza commenti

  • Il peggio è che questo tipo di "arte" viene largamente promosso al punto da convincerci che sia valida.
    I musei sbavano per letti sfatti e squali morti in formaldeide...e un pugno di galleristi e mercanti si arricchiscono vendendo porcherie ad un pubblico ignorante.
    L'arte contemporanea è un bluff enorme, non ha valore, né estetica né tantomeno fondamenti concettuali....non innovativi perlomeno, visto che è un secolo che si lavora sul concettuale!
    D'altra parte, se è vero che l'arte è lo specchio della società, non mi sorprendo affatto...

    Raccomando vivamente i seguenti libri, "Ars Attack" di Angelo Crespi e "The $12 Millions stuffed shark" di Don Thomson: due ottimi ed esaustivi manuali er capire quanto stiamo andando alla deriva.

  • Ma un assessore alla cultura che è pure curatore...Conflitti d'interesse ce ne sono in questi casi?

  • Chi scrive è un curatore indipendente che in 10 anni ne ha viste di cotte e di crude. Polemizzare con Icastica e le opere di Damien Hirst lo ritengo una perdita di tempo. L'arte è arte e non va criticata. Nel mondo assistiamo a cose sicuramente peggiori: guerre, droga, pedofilia, corruzione e ci scandalizziamo per le performances concettuali di Hirst. Certo lui è uno che colpisce con un pugno nello stomaco, un provocatore che aiuta tutti noi a riflettere. Non capisco la polemica fine a se stessa.Gli animalisti protestano? Ma si concentrassero su cose più scandalose.
    massimo picchiami

  • Condivido il parere degli animalisti non solo per l'inutile azione condotta dall'artista (?) ma perché non ritengo tali operazioni artistiche, l'autore reitera solo variazioni che, essendo appunto variazioni e non Varie Azioni copiano la prima che potrebbe avere significato.

  • Sono pienamente d'accordo con gli ani,alisti. Questo signor Hirst non mi è mai sembrato un artista, ma il prodotto più becero di una cultura capitalista giunta ai suoi rantoli finali.

  • Hirst, è un illustrativo del patetico del becero. dell'inutile. Trovo più interessante un "mattatoio" che queste patetiche imbalsamazioni fine a se stesse. Non è l'esposizione del sangue, l'incessante e sterile illustrazione di un animale che fa cambiare atteggiamento nei confronti del rispetto inalienabile dei diritti degli animali e della natura.
    E' proprio il contrario. Quando questo pseudo linguaggio artistico diventa illustrazione non ha niente di tutto ciò che faccia riflettere sulla condizione delle creature della natura: il dolore, il sacrificio animale e come questo, viene utilizzato dagli animali umani. Non l'uomo che uccide per mangiare, ma l'uomo che infligge sugli animali violenza accieca di ogni tipo. Questo è lo scandalo vero!

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