Yorgos Lanthimos, mld 4. Courtesy Yorgos Lanthimos
Dopo aver contribuito alla definizione del linguaggio del cinema d’autore contemporaneo, pur con titoli diversissimi, dal minimalismo di Kinetta all’acclamato Bugonia, Yorgos Lanthimos è pronto a esporsi sotto un’altra luce. Ad Atene, dal 7 marzo 2026, negli spazi di Onassis Stegi, aprirà la più ampia mostra istituzionale mai dedicata alla sua pratica fotografica, nell’ambito di un dialogo sempre più serrato tra cinema, immagine fissa e costruzione dello sguardo. Promossa dalla Onassis Foundation, Onassis Stegi è un’istituzione che negli anni ha dimostrato un’attenzione costante per la fotografia, ospitando mostre di autori come Robert Mapplethorpe, Helmut Newton, Christian Boltanski e Juergen Teller.
La nuova mostra, curata da Michael Mack, riunisce oltre 180 fotografie, realizzate negli ultimi cinque anni dal regista nato ad Atene, offrendo un accesso inedito a un universo visivo che, partendo dai margini del set cinematografico, rivendica una piena autonomia. «Scattare fotografie è diventato per me qualcosa di importante quanto il cinema, è molto più libero, ci sono meno regole legate alla narrazione convenzionale», ha dichiarato Lanthimos. Una libertà che qui si traduce in una sospensione del racconto, in immagini che trattengono lo scorrere del tempo.
Tre dei nuclei esposti nascono infatti in prossimità dei suoi film più recenti, lungo i bordi dei set o negli interstizi delle città ricostruite in studio. New Orleans, Atlanta, Henley-on-Thames e i soundstage di Budapest diventano così luoghi laterali, quasi residuali, da cui emergono fotografie già confluite nei volumi Dear God, the Parthenon Is Still Broken (2024), realizzato durante le riprese di Poor Things, e i shall sing these songs beautifully (2024), nato in parallelo a Kinds of Kindness. A questi si aggiunge viscin (2026), serie finora inedita scattata sul set del suo ultimo film Bugonia, presentata qui in anteprima e accompagnata dall’uscita del nuovo libro fotografico dell’artista.
Un aspetto più “artistico” è connesso al quarto corpo di lavori, presentato per la prima volta a livello internazionale: una serie in divenire di fotografie realizzate in Grecia, tra Atene e alcune isole, lontano da troupe, sceneggiature e apparati produttivi. Immagini nate durante passeggiate solitarie, con lo sguardo concentrato sul quotidiano, sul marginale e sul banale, che diventano materia di astrazione. Qui Lanthimos sembra voltarsi verso un paesaggio familiare per esplorarne le stratificazioni emotive, inserendosi, come osservato da Mack, «In una lunga tradizione della fotografia che documenta il paesaggio modificato dall’uomo», ma facendolo con una tensione introspettiva nuova, quasi meditativa.
Pensato come una sorta di tempio classico, il percorso espositivo condurrà il pubblico dalle serie legate al cinema verso uno spazio centrale, quasi sacrale, che accoglierà oltre 100 nuove opere. Un percorso che accompagna lo spettatore dal linguaggio più riconoscibile dell’autore fino a un nucleo intimo e silenzioso, dove la fotografia si afferma come pratica autonoma e come strumento di conoscenza.
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