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Ancora polemiche sugli sgomberi degli abusivi a Milano. E scende in campo Alfredo Jaar…

di - 30 Gennaio 2009
Antefatto: “Sono trascorsi vent’anni di occupazione abusiva, senza aver mai riscosso alcun affitto. Ora l’immobile sequestrato sarà finalmente riconsegnato al Demanio”. Sono le parole del vicesindaco di Milano Riccardo De Corato a inquadrare l’ultimo episodio della querelle che da tempo contrappone la sinistra antagonista alla giunta meneghina, impegnata in un capillare programma di sgomberi e di ristrutturazioni del proprio patrimonio immobiliare. Ora al centro delle polemiche c’è il centro sociale Cox 18, sui Navigli, liberato dagli occupatori abusivi con clamore mediatico e abituali violenze e cortei di anarchici. Normale amministrazione, non degna di attenzione, almeno per una testata come la nostra; se non fosse che a difesa di Cox 18 è sceso in campo un artista di livello internazionale come Alfredo Jaar. E allora, sebbene sia notissima la posizione di Exibart sui centri sociali e su chi li frequenta, il dovere di cronaca ci impone di ospitare l’intervento. A ognuno le proprie conclusioni…

Il divario tra la cultura italiana e la situazione attuale è scioccante e aumenta di giorno in giorno.
Questo vuoto è causato da numerosi problemi strutturali, come l’assegnazione politica di posizioni culturali che vengono rimpiazzate da ogni nuovo governo. In queste circostanze la continuità e la profondità dell’impegno sono impossibili.
Un altro problema che non si riesce ad affrontare è la mancanza di musei d’arte contemporanea e di istituzioni simili, completamente dedicati alle arti visive e alla cultura. Se paragonati per esempio a quelli di Germania, Francia o Spagna, i numeri dell’Italia sono incredibilmente miseri. Questo è davvero drammatico e assurdo.
Ciò ha penalizzato enormemente la visibilità nel mondo degli artisti e degli intellettuali italiani, che sono costretti a emigrare.
Di fronte a un panorama talmente triste e desolato, gli artisti e gli intellettuali italiani sono stati costretti ad affrontare in prima persona questo impellente argomento. È una questione di pura sopravvivenza.
È così che sono nati luoghi come Cox 18. Creati da artisti e da intellettuali per artisti e intellettuali, sono gli spazi culturali più generosi delle città e hanno un ruolo fondamentale di cui non si fa carico nessun’altra istituzione. Sono spazi aperti, liberi, multidisciplinari e democratici. Cox 18 è un centro sociale storico che ospita anche la libreria Calusca e l’Archivio Primo Moroni. Cox 18 e altri spazi, come per esempio la Casa degli Artisti, hanno un’importanza vitale per la sopravvivenza della cultura italiana. Una cultura viva deve essere creatrice e Cox 18 crea cultura, la condivide con tutti i milanesi e gli italiani. La protegge. La accudisce con tenerezza. La cultura è la sua raison d’être.
Cox 18 è uno spazio di speranza.
Oggi si trova sotto l’assedio di un governo autenticamente fascista, che non capisce il termine cultura. Che non riconosce la cultura come elemento fondamentale della vita.
La mia opera artistica non esisterebbe senza Gramsci, Pasolini o Ungaretti. Quando ho creato il mio progetto pubblico Questions, Questions per le strade di Milano, stavo rendendo partecipi i milanesi delle mie paure in merito alla cultura italiana. L’attuale realtà di Cox 18 e di altri spazi simili sono una drammatica conferma di questi timori.
Milano si deve mobilitare per fermare questo crimine. Perché si tratta di un crimine vero e proprio, perpetrato davanti ai nostri occhi increduli. Ci sono già stati fin troppi delitti. Ora basta. La cultura italiana si merita di meglio
”.

[exibart]

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  • in misera qualità di studente di accademia mi sento profondamente amareggiato nel sentire quotidianamente citare ed elogiare Exibart come istituzione nella promozione artistica, quando questa in realtà promuove esclusivamente una cultura elitaria e borghese, una cultura del soldo che, non essendo propria di centri sociali e luoghi di controcultura, non interessa ad Exibart.

  • Ma cosa vuole questo Alfredo Jaar,viene ospite nel nostro paese e si permette di sputare sentenze sulla nostra cultura e ci vuole insegnare come si fa a creare societa culturalmente emancipate,guardasse a casa sua,il Cile,dove la cultura e'sepolta e quelli che fanno il suo lavoro veramente soffrono non come lui che fa il fighetto nel loft di New York con i soldi di papa',anche perche' quelli che sa fare lui non bastano neanche per la carta igienica.Solo in un paese ad alto tenore di democrazia come il nostro si accettano persone come lui che trovano sponsor come la Provincia disposti a pagare tutta la una campagna manifesti che offende tutti noi,quando poi si tratta di un artista di casa nostra,chissa' come mai, non ci sono mai i soldi.

  • sono totalmente d'accordo con jaar, ma altrettanto curioso di conoscere le note (non a me) posizioni di exibart sui centri sociali

  • exibart è la novella duemila dell'arte insieme a flash art.
    mi viene prima da ridere e poi da piangere

  • la posizione dal sapore filo fascista di exibart è vergognosa. meno male che ogni tanto arrivano in italia figure di intellettuali ed artisti che riescono a pronunciarsi sul marciume che regna in questo paese. purtroppo il progetto pubblico di alfredo jaar sembra non aver insegnato niente alla nostra città. l'ignoranza regna sovrana e si annida soprattutto nello squallido mondo dell'arte contemporanea così ben rappresentato da exibart.

  • jaar ha ragione fino a metà, perché poi dipinge una realtà ignorando l'esistenza di situazioni altrettanto eroiche di associazionismo, non profit o altro. Che hanno lo stesso ruolo, con l'unica differenza che operano nella legalità.

  • Il "riduzionismo culturale" di exibart sulla questione degli spazi autogestiti in Italia è vergognoso. Non tiene conto, per ignoranza, di processi lunghi e spesso anche contraddittori che, in esperienze ancora tutte da storicizzare, hanno creato proprio dentro quei contesti alcuni dei migliori talenti che in questo paese operano (nella "legalità") sul contemporaneo. Non riconoscere il valore peculiare di spazi come Cox 18 a Milano, Forte Prenestino a Roma, CPA a Firenze, Link a Bologna, etc. vuol dire essersi persi decenni di reale vita culturale, di ricerche e sperimentazioni, fuori dai salotti e dalla miseria dei patrocini. L'autoreferenzialità risibile di quella "ben nota posizione" è il degno epitaffio, anche agli occhi di un attento lettore di lunga data.

  • Comunista da salotto, fa chic e non impegna....ci tieni tanto al centro sociale? Dona un tuo pezzo perchè gli occupanti possano pagare l'affitto...molto più facile fare la tirata oltraggiata che mettere mano al portafoglio.

  • Appunto: quali sono le note posizioni di exibart sui centri sociali? E soprattutto, per centri sociali intendete solo quelli occupati e/o autogestiti? Se sì, si deduce che una volta passati da "occupati" a "finalmente assegnati" vi troveranno d'accordo.

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