Negli ultimi anni è stata sempre al centro di ogni progetto che ipotizzava un futuro per il contemporaneo a Milano, su tutti il Museo del Presente, che ormai pare finito nel dimenticatoio. Parliamo di Zona Bovisa, da anni sede della facoltà del design del Politecnico di Milano. E dove – da novembre 2006 – sorgerà la nuova sede espositiva di Triennale Bovisa. Una nuova grande opportunità per la città in un quartiere dall’intenso sviluppo, alle porte nord di Milano, snodo viario strategico, nel cuore del sistema ferroviario milanese. Per circa tre anni, la Triennale gestirà le attività del grande spazio di oltre 2mila mq nell’area della stazione di Villapizzone, 1400 metri quadrati destinati a mostre ed esposizioni temporanee, cui si aggiungono altri 500 metri quadrati per il bookshop, il caffé ristorante e altre attività di servizio. Uno spazio, ristrutturato sotto la direzione artistica dell’architetto Pierluigi Cerri, interamente dedicato alla contemporaneità, con mostre d‘arte, ma anche eventi, concerti e manifestazioni all’aperto. Studenti di design del Politecnico di disegneranno la segnaletica, l’arredo urbano e la comunicazione visiva, mentre un’altra collaborazione vede La Triennale di Milano lavorare con l’Art Directors Club Italiano sul tema dei linguaggi creativi della comunicazione. In un vero e proprio laboratorio all’interno della Triennale, quattro tra le migliori coppie creative italiane hanno realizzato una campagna di comunicazione rivolta al grande pubblico per il lancio di Triennale Bovisa. L’istituzione ha poi invitato i writer più rappresentativi della scena milanese a intervenire direttamente sul territorio, più di cento, differenti per stile, età e formazione. Già programmata da tempo la mostra che inaugurerà le grandi esposizioni di Triennale Bovisa, Hans Hartung. In principio era il fulmine, una selezione di più di 200 tele realizzate dall’artista dal 1922 a Dresda al 1989 (anno della morte) ad Antibes, a cura di Amnon Barzel. Oltre ai dipinti, ci saranno anche molti disegni a china, schizzi e disegni preparatori, nonché circa cinquanta fotografie originali e altro materiale d’archivio.
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