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Antico Palazzo di Città, Cagliari ritrova uno storico spazio culturale

di - 7 Febbraio 2009
La felice posizione ha permesso di individuare un percorso di visita affascinante ed alternativo, durante il quale gli ospiti potranno soffermarsi ad ammirare non solo le sale interne e le collezioni civiche ma anche gli aspetti urbanistici, paesaggistici e storico-artistici della città. È l’Antico Palazzo di Città di Cagliari, restituito alla cittadinanza in seguito ad accurati lavori di restauro, dopo anni di abbandono. Sede municipale dal Medioevo fino ai primi anni del XX secolo, nel corso del Novecento ospitò fra l’altro, al primo piano, il Conservatorio di Musica Pierluigi da Palestrina. Al suo interno hanno ora trovato la loro sede permanente tre importanti nuclei del patrimonio civico: il Fondo Etnografico Manconi Passino, il Fondo Ceramico e il Fondo d’Arte Sacra, questi ultimi provenienti dalla donazione fatta al Comune di Cagliari da Francesco Paolo Ingrao.

[exibart]

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  • Sono contenta che molte opere dell'uomo trovino una sede di qualità per essere ancora osservate ed amate.
    Nel contempo mi rammarico che la città di Cagliari continui ad ignorare le opere di moltissimi artisti di cui alcuni sono già morti. Artisti internazionali che avevano donato alla città le loro opere e che continuano, qui, a Cagliari , ad essere ammassate in grotte, si, proprio grotte, nei giardini pubblici di Cagliari. Bravissimi gli amministratori! Ma, sopratutto cretini noi che accettiamo la protervia della ciltura in Sardegna perpetrata dal Comune di Cagliari

  • Mi chiedo come si sia potuto compiere uno scempio del genere nel restaurare un palazzo del 1300. L'arredamento classico quasi del tutto scomparso; i saloni dipinti di vernice bianca come se fossero stanze di una appartamento qualsiasi moderno; lo spazio interno del tutto modificato che nulla ha più a che vedere con la struttura orginale antica; mostre di artigianato sardo che non c'entrano assolutamente niente con il contesto storico del palazzo.
    Come per tanti altri monumenti cagliaritani e sardi in genere (vedi ad esempio il Teatro Civico di Castello, l'anfiteatro romano, il castello di San Michele o la chiesa di San Domenico nel quartiere di Villanova, costruita sui ruderi di quella medievale), si è pensato solo a riutilizzare in maniera pratica lo spazio per esigenze moderne senza tenere rispetto ne conto dei danni che si procurano all'architettura originale del monumento, il quale viene del tutto snaturato. In qualcunque città d'Italia e d'Europa, un Palazzo di Città diverrebbe una splendida occasione di attrazione turistica, anche per valorizzare e dare fascino al contesto storico che lo circonda (in questo caso Castello, con il suo aspetto medievale). Invece, a Cagliari, si distruggono e si svuotano le sale originarie del Palazzo per far posto a dei musei su folclore e artgianato sardo... (come la Sardegna non ne fosse già piena, si fossero presi questa cura, i sardi, dei tanti castelli andati in rovina in tutta la Sardegna).
    Cosa centrano questi musei con quel Palazzo, un palazzo del medioevo, che era un incanto dentro ai tempi del conservatorio? Dove sono finiti tutti gli aredamenti originali?
    Ho sempre più l'impressione che ci sia nei sardi una volontà irrazionale e del tutto ingiustificata in epoca moderna di cancellare le tracce del loro passato, di sitruggere e rovinare volontariamente i segni materiali dei monumenti che contrassegnano la loro storia.
    SI VERGOGNINO coloro che hanno compiuto questo crimine di restuaro, che altro non è che uno stupro dello spazio, dell'architettura e del valore storico e artistisco del Palazzo di Città, così come hanno fatto per gli altri monumenti citati sopra. Mi chiedo come la Soprintendenza abbia potuto permettere che avvenisse tutto questo.
    Eppure molti dicono: "Eh, ma l'importante è che almeno adesso sia di nuovo agibile, che il più è stato recuperato per essere restituito ai cittadini".
    Ebbene, io dico che ai cittadini è stato restituito ben poco o niente di quello che era questo Palazzo in origine! Meglio sarebbe stato lasciarlo così com'era, anche se in rovina, aspettando che magari un domani un'amministrazione più sensibile (e magari anche meno ignorante) avesse avuto più rispetto e cura per i monumenti della nostra città.

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