Un laboratorio di restauro, alle porte di Firenze, nuove fiore all’occhiello di Art Defender, i servizi per l’arte di cui vi avevamo parlato anche qualche mese fa, in occasione dell’apertura della sede bolognese. Ma gli attori del nuovo corso non saranno restauratori comuni, ma una partnership con uno dei più importanti istituti di conservazione e restauro dell’arte: l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze, che per la prima volta offrirà i suoi servizi anche al pubblico privato. Un nuovo luogo dove il mondo dell’arte e del collezionismo potranno quindi trovare risposte ai problemi di conservazione del proprio patrimonio, tra servizi di diagnostica e restauro in una sala dedicata ai processi di preservazione di quasi mille metri quadrati. Un percorso che chiude la realizzazione del progetto, con anche la collaborazione della Sovrintendenza del Polo Museale Fiorentino. Abbiamo posto tre domande al Presidente di Art Defender, Alvise di Canossa, per sapere qualcosa in più sulla costituzione del nuovo progetto e qualche curiosità.
Come sarà articolato il nuovo laboratorio di restauro? Quali saranno le sue peculiarità?
«Laboratorio di Restauro, in collaborazione con l’Opificio delle Pietre Dure, è uno strumento operativo che occupa una funzione strategica nel progetto Art Defender, con la prospettiva di offrire a tutti coloro che usufruiranno delle sue strutture, un servizio di assoluta eccellenza nell’area della diagnosi, analisi e, se necessario, restauro dei beni d’arte, potendo contare su personale e tecniche legate alla secolare tradizione proprie dell’Opificio delle Pietre Dure. L’obiettivo del programma consiste nel dare al settore privato, dalle Fondazioni Bancarie, ai Collezionisti, Antiquari, Galleristi, alle Assicurazione ed ai singoli Privati lo stesso livello di assistenza e di capacità che l’Opificio oggi offre al settore Pubblico e Statale. Il Laboratorio, grazie al decisivo contributo dei tecnici dell’Opificio (Restauratori accreditati o riconosciuti dall’Istituto, giovani diplomati SAF e personale esperto), che hanno curato il lay out della struttura e l’ordine degli strumenti, potrà contare su apparecchiature all’avanguardia, che verranno implementate man mano che l’attività lo dovesse richiedere».
Saranno disponibili, da parte del team dell’Opificio, anche “interventi” su pezzi di arte contemporanea?
«La natura dell’attività dell’Opificio delle Pietre Dure è legata alla storia dell’arte dell’alta epoca, di fatto dal trecento all’ottocento e quindi non viene richiesto allo stesso di intervenire su opere d’arte d’epoca contemporanea e moderna».
Quali sono le richieste di intervento o di “conservazione” più frequenti che vengono rivolte dai collezionisti (pubblici o privati) di contemporaneo ad Art Defender?
«Le richieste che arrivano ad Art Defender sono varie e molteplici, partendo dalla custodia in sicurezza e dalla conservazione dei beni in siti e postazioni che garantiscono un controllo climatico totale, e toccano le più svariate tipologie degli stessi, dalle opere d’arte, attuale maggioranza delle richieste, ai tesori degli stilisti, cioè i modelli dei capi che hanno creato le collezioni del passato, alle vetture storiche, ai vini, a documenti di notevole sensibilità, etc etc, evidenziando come le struttura adibite a questo scopo sono estremamente versatili e fruibili in ogni momento.
Fra le richieste speciali pervenute, a cui l’azienda ha dato seguito con cospicui investimenti, vi è la conservazione delle lastre fotografiche, che richiede una particolarissima cura per quanto riguarda le temperature, diverse fra fotografie a colori o in bianco e nero, e l’umidità, normalmente molto bassa.
Infine, grande interesse ha suscitato la possibilità di collegamento, via web, con il proprio spazio all’interno dei Centri, fatto che rende ancor più fruibile lo spazio, anche in remoto».