Ci piacciono gli artisti che lavorano con la luce e infatti ve li proponiamo spesso: James Turrell, Dan Flavin. Poi però c’è Haroon Mirza, londinese, giovane, 38 anni, lanciatissimo, che alla luce aggiunge il suono, frammenti di video, a volte oggetti trovati. Ma luce e suono sono i media principali su cui si fonda il suo lavoro finalizzato a creare ambienti immersivi.
Il suono è parecchio disturbante, ma mai gratuito, perché è la traduzione acustica di storie, progetti, lavori realizzati con altri artisti e che quindi si portano dietro altre idee ancora. E la luce, con i LED che scandiscono il ritmo di un’immagine o di un’idea, si adegua a questo. Un po’ come accade nell’ultimo lavoro di un altro grande artista inglese Cerith Wyn Evans, dove però a prevalere è l’installazione.
Il risultato di Mirza è straniante e mai banale. Si distingue dalla massa delle opere che per esempio abbondano in questi giorni a Basilea, guardate, comprate soprattutto, da una discreta percentuale dei 92mila visitatori stimati. Ecco, Haroon Mirza è un punto di rottura di tutto questo e di costruzione di altro. I suoi sono ambienti dove spesso si entra uno alla volta e l’esperienza che si ha, al buio o avvolti da una luce bianchissima, o immersi nel suono e nella luce e basta, è di una profonda liberazione dalla pesantezza materica, monetaria, mondana dell’arte. La sua mostra, “hrm199Ltd”, al museo Tinguely (mai accostamento fu tanto spregiudicato) è un vero gioiello di luce e di pensiero. Anzitutto decostruisce l’idea di autorialità, chiamando a collaborare tantissimi artisti: Jeremy Deller, Channa Horwitz, Gaia Fugazza, Gary Hill, Anish Kapoor con i suoi specchi parabolici e altri ancora, tra cui lo stesso Tinguely, inglobato con grazia nel lavoro di Mirza. A convergere quindi sono ancora altre storie, in una polifonia di significati, o ricerche, come è per esempio quella fatta da Mirza sulla designer e architetta Eileen Gray, grande progetto presentato la prima volta all’Irish Museum of Modern Art di Dublino un anno fa e ora riproposto, in versione ridotta, a Basilea. E dove, per esempio, compare anche Bjӧrk. Con il suo lavoro Haroon Mirza mette in scena un’idea diversa di fare arte. Sofisticata e potente. Sotto potrete scoprirla nella nostra photogallery.