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Arte e medicina in dialogo al Museo Cattaneo di Bologna, con le sculture di Dario Tironi

di - 13 Maggio 2018
È stata visitabile solo pochi giorni – ma ne rimane un bel catalogo – la mostra “Figure Futuribili”, di Dario Tironi (Bergamo, 1980), proposta che segna un altro importante slancio verso il contemporaneo del Museo delle Cere Anatomiche “Luigi Cattaneo” di Bologna. Vanto dello SMA-Sistema Museale dell’Ateneo bolognese, il museo raccoglie la Collezione di anatomia umana normale e patologica a testimonianza della migliore tradizione ceroplastica padana ottocentesca, una tra la più suggestive di cui la città dispone. Legata storicamente a quella settecentesca del più noto Museo di Palazzo Poggi, è scrupolosamente conservata in un allestimento vetusto e rispettabile che, di certo, conturba e permane nell’immaginario del visitatore come in pochi altri luoghi, presentando inquietanti preparazioni in cera, ossa naturali ed essiccati a scopo scientifico-didattico. Ebbene, si tratta di un corpus di preparati anatomici rivolti all’osservazione medica che non è scontato trovi un dialogo immediatamente persuasivo con la ricerca artistica attuale ma che, con l’occasione della quarta edizione del Festival della Scienza Medica, ha conosciuto un assetto nuovo, riformulato su proposta e cura di Simon Bart Gallery.
Quella della relazione tra l’iconografia scientifica e le arti visive contemporanee è un’operazione, sì già indagata negli anni scorsi dal Museo, che attraverso la giovane galleria si è resa dirompente. D’altra parte la scelta di Tironi non è azzardata. L’attenzione che rivolge allo studio anatomico e al rapporto tra la mobilità vitale VS la statuità in morte, è in comune con la mission del Museo e del relativo Dipartimento di Scienze Biomediche e NeuroMotorie, laddove l’indagine si svolge a partire da corpi anonimi donati alla scienza, che diventano corpo sociale esemplare. Le figure futuribili di Tironi sono infatti il frutto di una ricostruzione analitica del corpo umano, ricreato dall’intelligentissimo assemblaggio di oggetti, che quello stesso corpo descritto ha fatto suoi, utilizzato e poi scartato in vita. “Anatomie di consumo”, come le ha definite Ilaria Tamburro curatrice del catalogo, in quanto composte di tanti dei prodotti di massa, di uso quotidiano, consumati dal vorace uomo contemporaneo: accessori, apparecchi tecnologici, giocattoli e bambole, elettrodomestici e soprammobili, gadget e parti di essi che prendono il posto esatto degli organi di corpi iconici della statuaria classica, eternamente classica. Sculture che si prestano all’osservazione sull’evoluzione della tecnologia e delle abitudini delle società, tanto quanto le cere anatomiche raccontano il percorso evolutivo delle scienze mediche dal XIX Secolo fino a noi.
Le opere, oltre dieci, datate dal 2012 a oggi, sono corpi a figura intera in dimensioni realistiche, busti e teschi che hanno preso spazio in alcune delle vetrine del Museo ed esibite accanto a queste come facessero parte, spettanti diritto, della raccolta. Opere complete e schiette, intrise dei colori degli oggetti assemblati. Altresì l’intervento di Tironi si è reso specifico negli ambienti del corridoio centrale e nella sala Biblioteca, lavorando con installazioni squillanti che hanno interrotto l’apparente neutralità dell’esposizione storica. Proporzione riuscita che certamente ha determinato un tilt visivo – non solo in chi il Museo lo aveva già visitato – costruito sul rapporto di prossimità tra le opere e i pezzi della Collezione e in una continuità, anche ideale, tra le patologie mediche e quelle sociali.
In comune, l’ossequio della tradizione, anche estetica, la valorizzazione del sapere, la dovizia tecnica, l’applicazione ossessiva quanto necessaria sul dettaglio, a garanzia che la riproduzione dei corpi sia aderente e comunicativa. nel caso di Tironi un dettaglio tecnomorfo, un frammento di “archeologia” tecnologica via via diverso, da intendersi come il ricordo di un’esperienza con gli usi e le forme. E, come riferisce la Professoressa Luisa Leonardi, referente scientifico della Collezione Cattaneo, questa relazione in mostra è possibile con «artisti che rappresentano il corpo e la sua anima attraverso il messaggio formale nascosto nelle cose». Tironi vi riesce conferendo calore e colore allo scarto, con quel “saper fare” che il pubblico contemporaneo lamenta e al quale questo Museo va incontro. (Cristina Principale)

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