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Artisti da 36 paesi. Ma niente Italia, alla prossima Sharjah Biennial…

di - 12 Dicembre 2010

Ci sono nomi già molto noti sul piano internazionale, da Sophie Calle a Trisha Donnelly, Yto Barrada, Alfredo Jaar, Emily Jacir, Walid Raad, Apichatpong Weerasethakul, Artur Żmijewski. Ma anche tanti giovani, per un totale di 119 fra artisti, registi, coreografi, scrittori, musicisti. Sono quelli annunciati come invitati alla prossima edizione della Sharjah Biennial, attesi nell’emirato fra marzo e maggio 2011 per la decima edizione della rassegna.
E vi arriveranno provenienti da 36 paesi diversi, dall’Afghanistan all’Armenia, Croazia, Haiti, Iran, Iraq, Kazakistan, Libano, Libia, Mauritania, Marocco, Pakistan, Palestina, Siria, per citare alcuni casi. Ma non dall’Italia: è infatti inutile scorrere il lungo elenco, il risultato non cambierà. Niente di niente. Ed è questo un dato che dovrebbe assai far riflettere i soloni nostrani, sempre pronti ad alzare scudi per difendere questo o quel progetto, questa o quella posizione. Che proiettate sul piano globale, risultano però inesorabilmente provinciali, prive di prospettiva e di strategia, e portano a questi risultati. L’Italia artistica – e non è la prima volta – sparisce, surclassata da Armenia e Siria…

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  • Che noia profonda questo sistema di squadra di amichetti borghesucci che si sostengono a videnda !
    L' Arte é rottura .
    In Italia é inciuccio .
    Ti faccio lavorare perché sei amico del mio amico .
    Tutti con una scopa in ...

  • quoto lino. finora l'unico intervento di lucarossi che mi sia sembrato vagamente artistico è stato paragonare cattelan a massimo tartaglia, sottolineando quanto fosse fake l'aggressione di tartaglia e la relativa informazione pilotata dei media (e di conseguenza denotando involontariamente quanto sia fake pure cattelan).
    il blog in ogni caso lo leggo volentieri perchè come critica generale è valido, ma se l'alternativa all'ikea evoluta è ordinare pizze allora meglio l'ikea, anzi magari una pizza mangiata all'ikea con contorno di biscotti unti al burro come dessert .

  • Caro Lino,

    il mio preferito è sicuramente I'm not Roberta. Però credo che sia estremamente attinente alla fase attuale anche il progetto da Gagosian. O se no Yes Medio xxx che consiste in un percorso dentro a palazzo vecchio fino alla meta finale. Ma anche Giorgio II dove la mostra di Giorgo Andreotta Calò viene "modificata". Ma anche la mostra da De Carlo nel 2009 per le quali sono previste anche opere free. Ma vedi la mia opinione poco conta se non c'è un sistema intorno che ne supporta e ne giustifica il lavoro...l'arte contemporanea (soprattutto in italia) è così: ha bisogno di tutto un sistema che ne certifichi la qualità se no non esiste. Io sono tra quelli che apprezza molto di più l'aspetto artistico di Rossi, anche se credo che la stessa azione critica vada a ricadere fatalmente sulle opere che vediamo (vedi appunto la mostra Giorgio II alla Fondazione Civica di Trento).
    Mi fa ridere perchè c'è gente che critica pesantemente una serie di critici e curatori ma poi crede solo a quello che loro "benedicono". E allora vedete che Gioni, Bonami o il curatore X iniziano a farne parte dell'opera? Senza di loro l'opera non esiste..Luca Rossi non esiste.
    Non esiste più una capacità indipendente di giudizio.
    G

  • Luca Rossi, anche se non ama la parola artista (sul blog scrive che forse è uno spettatore di successo) fa quello che dovrebbe fare ogni artista "giovane": mettere in discussione un certo linguaggio e certi rituali. Mi sembra che voglia uscire dai rituali ormai asfittici di centinaia di artisti che sembrano intercambiabili fra loro e, più che altro, arredatori di interni (vedi recente premio moroso). Quindi è per questo che alcuni non capiscono quale sia l'opera di Luca Rossi...molto divertente: lui si definisce spettatore, alcuni lo chiamano artista e altri non vedono la sua opera...mettetevi d'accordo!

  • Da questi commenti si capisce molto il livello generale e il fatto che la nostra classe politica riflette semplicemente il popolo. Ma che cavolo parlate del mio lavoro?? Io pongo un problema importante (l'assenza di artisti italiani sulla scena internazionale "che conta"), cerco di dare una mila lettura e voi vi mettete a parlare di luca rossi...non ho parole.

    Invece di pensare che scrivo su flash art andate a leggere quello che scrivo. Forse vado bene a Politi perchè non posso fare altro che esprimere una mia opinione, e questo forse non cambierà molte cose. Però in questi mesi si è anche definita una via alternativa; ma non c'è peggior sordo di chi non vuol sentire. Si continua a dare credibilità a persone che vengono regolarmente criticate: allora è vero che queste persone rappresentano il migliore dei mondi possibili. Sono i migliori che ci possono essere. Caro il mio morimura.

  • Pregiatissimo Luca Rossi

    È da quasi due anni che ”lavora”:
    possibile che non riesci ad inventarsi qualcosa per divenire uno di quegli italiani presenti nella fantomatica “scena internazionale”?
    Ma il Suo blog non bypassava tutta la palude autoreferenziale del sistemino italiano? (vd. Whitehouse in inglese, ecc.)
    Forse sta sbagliando qualcosa: pare inutile inviare email a gioni, a de carlo, od opinare su flash art...

    Ringraziando per l'attenzione

    Simona Giuliano

    Ps.
    Immagino il seguente dialogo, con un curatore, qualora dovesse ricevere un invito per una biennale x, all’estero (vd. come canovaccio Sua storiella sull’artista/altro che deve scomparire, sprofondare ecc.)

    Luca Rossi - No veramente non...non mi va. Ho anche un mezzo appuntamento su skype con gli altri. Senti, ma che tipo di biennale è? Non è che alle dieci state tutti ad esporre, a socializzare ed io sto buttato in un angolo, a fare lo spettatore di sucesso...no. Ah no, se si espone non vengo. No, allora non vengo. Che dici vengo?. Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo per niente? Vengo. Vengo e mi metto, così, vicino a una finestra, di profilo, in controluce. Voi mi fate "Luca vieni a fare una mostra con noi, dai" ed io "andate, andate, vi raggiungo dopo". Vengo, ci vediamo là. No, non mi va, non vengo. Tanto la vedo sul computer.

  • Tutte le volte che ti leggo, Rossi, non faccio a meno di notare nella tua "presunta" singolarita' di persona, la conpresenza di due anime; in una (i tuoi detrattori non me ne vogliano) riconosco anche una lusinghiera autorevolezza a tratti assai suggestiva per le minuziose analisi verso il piccolo "sistema arti visive" nostrano.
    Nell'altra, detto in modo pedestre e sgraziato, invece, un anima assai rozza e provinciale che ti fa assomigliare piu' al chiaccherato condomino (solitamente litigioso e incarognito con il resto del palazzo) piuttosto che ad un soggetto che (in forma anonima ) aspira da outsider fare baracca e burattini di tutto un piccolo sistema che domina pressoche' incontrastato su un altrettanto piccolo esercito che sgomita per fare ingresso nei libri di storia.
    Te lo dico, senza polemica, ma non mi è sfuggito il tuo ennesimo risentimento che poi non è che la tua solita tiritera, riguardo l'emarginazione degli operatori Italiani rispetto ai circuiti (devo chiamarli acquisiti?) nel panorama Internazionale delle arti visive. Un risentimento che, lascia che te lo dica, trovo provinciale e grossolano non fosse perche' indirettamente attribuisce a questi signori dell'estero MERITI che personalmente faccio fatica a cogliere (posso tuttavia, riconoscere in essi solo una innegabile e pur tuttavia insignificante fatticita' vuoi perche le aree a cui si rivolgono spiccano sopratutto per inedito sviluppo economico ; terra terra per SOLDI, come estremo oriente e paesi del golfo.
    E te lo dice uno che qui in Sardegna sa di scienza di atavico vittimismo locale verso i piu' "fortunati" continentali a contatto con cio' che conta.

    Ti saluto.
    Tuo Marras

  • Guarda Luca Rossi, sono un'intellettuale, e ti dico che tu non hai creato nessuna rivoluzione, scrivere su flash art significa far parte del sistema ormai consunto e consumato appoggiato da riviste che leggono solo in 10 per paese, e tu sei uno di quei dieci che non ha
    inventato nulla

  • Il migliore dei mondi possibili lo deciderà la storia...Boetti sai quanto soffriva del successo della transavanguardia? I cinque pittori facevano montagne di denaro e lui e gli altri artepoveristi a guardare...mi spiace che non sia riuscito a vedere quanto avesse ragione con il proprio lavoro....

    Questi quattro mafiosetti possono bloccare per un po' la storia su posizioni che gli fan comodo, ma alla fine verranno spazzati via dalla storia per non aver preso posizione sull'arte italiana. Ti faccio anche una previsione, Entro cinque anni ci sarà un vero boom internazionale dei nostri artisti, perchè finalmente il mondo si accorgerà che a forza di snobbare un territorio fertile come il nostro, avrà creato un movimento talmente forte da spazzare tutto il resto...e di Lucarossi? chi? quello che aveva la palestra negli anni Ottanta?

  • Ma, non vi rendete conto che su questo blog, si fa solo chiaccherologia stucchevole, pregiudizio e pochi fatti. Non vi siete accorti che criticare il sistema dell'arte è inutile quanto dannoso, soprattuto per la dignità del lavoro degli stessi artisti italiani. Mi domando: Chi dovrebbe valorizzare il lavoro degli artisti, lo Stato o il Capitale? Due importanti soggetti che se pur diversi, formano l'attuale sistema dell'arte mondiale. Entrambi, possono in qualche modo determinare la buona e la cattiva sorte per un artista? Mi spiego, storicamente, la ricca borghesia, ha sempre ritenuto che l'arte è un affare economico. E' un affare privato possedere opere d'arte. Beni esclusivi, da esibire nel soggiorno come rarità o seppellirle in un polveroso caveau. Oppure, di piazzare l'opera o le opere d'arte in una ricca asta, in un museo o in una delle tante fiere mercantizie. Ben inteso, ciò al di là della qualità dell'opera. Non dissimile dalla ricca borghesia, è lo Stato, che per certi aspetti, mira a colonizzare l'arte e la cultura, col fine di legittimare il proprio potere sovrano su di essa, ovvero, un controllo politico. In entrambi i casi, l'artista e l'arte, si trovano prigionieri in mezzo al guado. Devono, comunque fare sempre i conti con questa cruda realtà. Dunque, all'artista, non gli rimane che scegliere, secondo coscienza individuale, con chi stare; oppure rifiutare. Una cosa è certa, l'arte è legata alle catene di questo sistema di cui ne fanno parte,curatori,critici, direttori, presidenti, cicisbei ecc... Questi pur di sopravvivere e sentirsi importanti, si presentano nel sistema dell'arte, come nugoli di zanzare, pronti a succhiare dove c'è sangue, in particolare quello degli artisti. All'artista, non gli rimane davvero che lavorare nella clandestinità, in attesa di tempi migliori. Se non altro l'illusione di operare liberamente nella purezza, fuori dalle puzze dell'arte compromessa dal capitale e dal poterte politico. A mio modesto avviso, l'arte se vuole riprendere vita, non deve accettare le regole di questo sistema malato, non deve imporre alcuna idea di cultura, perchè ogni linguaggio deve restare escluso a priori dal mondo se non da se stesso.

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