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ArtVerona/5. Nessuno sa dov’è Vilnius? Qui. Focus su una storia dell’arte ancora da leggere

di - 14 Ottobre 2018
Focus on è la sezione dedicata a un paese ospite della fiera. Quest’anno, l’isola nel mare di gallerie e spazi noti è la Lituania. Cinque gallerie per cui vale la pena una gita fuori porta, nel bel mezzo della ricerca utopica.
Di Vilnius, da queste parti, sappiamo che è una città in fermento ed è facile aspettarsi che la scena artistica bussi alla porta di un mercato europeo. Le nuove generazioni spesso vantano una formazione all’estero ma ribadiscono al contempo la ferma volontà di tornare a casa o, quanto meno, raccontare un paese ancora troppo giovane e poco rappresentato. Una buona dose di pittura, linguaggio accorto e sofisticato, ispirazioni d’arte cinetica e qualche installazione. Isola felice per nuovi collezionisti?
La Contour Art Gallery di Vilnius apre con tre artiste donne, sola pittura e un discorso impegnato al femminile. I panorami di Eglé Ridikaité sono malinconiche visioni dall’interno, che ricordano di quando per le donne non era poi così scontato affacciarsi al balcone. Anche The Rooster Gallery punta sulla pittura. Ispirata alla Via crucis, La decima stazione, di Andrius Zakarauskas, è un racconto biografico affascinante, mentre il suo Apostolo è un ritratto ironico, come una licenza poetica d’artista sulla nuca di uno sconosciuto. La (AV17) Gallery presenta l’istallazione di Rafal Piesliak, dal wabi-sabi giapponese alla rottura composta di porcellane europee e cinesi di epoche passate. Una riflessione sulla storia da ricostruire? Per Meno Parkas, unica galleria con doppia sede a Dusseldorf e Kaunas (la città che ospita la biennale lituana) una giovane presenza  – l’artista è anche fisicamente presente in fiera – è Rosanda Sorakaité che parte dal principio minimalista aggiungendo e sottraendo strati di colore fino a illudere la superficie materica dei suoi delicati monocromi. La galleria più established di Vilnius è Meno Niša Gallery, che incuriosisce il pubblico con l’opera in movimento di Kestutis Svirnelis: un corpo intrappolato goffamente in un enorme sacchetto di carta. Ma girate l’angolo per non perdere il video di Audra Vau: un ritratto di Jonas Mekas, pioniere del movimento fluxus (anche lui lituano). Il noto regista si lascia eccezionalmente ritrarre, ma alla sola condizione di fare lo stesso con la giovane artista. Un confronto tra generazioni, racconto di una storia dell’arte che non abbiamo ancora letto. (Roberta Palma)

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