Ritratto di Dian Suci
In concomitanza con lâapertura della 61ma Esposizione Internazionale dâArte â La Biennale di Venezia, Ăš stata annunciata la vincitrice della decima edizione del Max Mara Art Prize for Women: lâartista indonesiana Dian Suci. Promosso da Max Mara insieme alla Collezione Maramotti e, per questa edizione, con il Museum MACAN di Giacarta, il premio inaugura cosĂŹ una nuova fase ânomadicaâ, affidata alla curatela di Cecilia Alemani. Parte di una rosa di cinque finaliste, insieme a Betty Adii, Dzikra Afifah, Ipeh Nur e Mira Rizki, Dian Suci Ăš stata nominata da una giuria selezionata e presieduta da Cecilia Alemani e composta dalla Direttrice del Museum MACAN Venus Lau, dalla curatrice Amanda Ariawan, dalla gallerista Megan Arlin, dalla collezionista e Evelyn Halim dallâartista Melati Suryodarmo.
Nata nel 2005 per sostenere artiste emergenti e mid-career in momenti cruciali del loro percorso, lâiniziativa ha progressivamente consolidato una propria identitĂ nel panorama internazionale, intrecciando produzione artistica, ricerca e residenza. Dopo la lunga collaborazione con la Whitechapel Gallery di Londra, il premio amplia ora il proprio raggio geografico, scegliendo per questa decima edizione lâIndonesia come contesto di riferimento.
Dian Suci, nata nel 1985 a Kebumen e attiva a Yogyakarta, sviluppa una pratica che attraversa installazione, pittura, video e scultura, indagando le intersezioni tra sfera domestica e potere politico. La sua ricerca prende spesso avvio dallâesperienza personale di madre single, affrontando questioni legate al patriarcato, alla domesticazione delle donne, allâautoritarismo e ai meccanismi del capitalismo contemporaneo.
Il progetto selezionato dalla giuria, Crafting Spirit: Cultural Dialogues in Heritage and Practice, propone unâindagine sulle relazioni tra spiritualitĂ , artigianato religioso e mercificazione. Attraverso un confronto tra Italia e Indonesia, Suci intende esplorare la trasformazione degli oggetti votivi e delle immagini sacre allâinterno delle economie contemporanee, interrogandosi sulla possibilitĂ che la spiritualitĂ continui a sopravvivere come forma di resilienza culturale anche in sistemi dominati dalla produzione seriale e dalle logiche di profitto.
«Sono profondamente onorata di essere stata scelta come vincitrice del Max Mara Art Prize for Women», ha dichiarato Suci. «La mia proposta nasce da narrazioni di corpi e memoria nelle vite e nei gesti di donne artigiane, il cui lavoro si trova spesso in equilibrio tra devozione e sopravvivenza. Questo riconoscimento mi offre lâopportunitĂ di ampliare la mia ricerca tra lâIndonesia e lâItalia, e di apprendere da tradizioni e rituali che racchiudono la spiritualitĂ allâinterno dei corpi che creano. Accolgo questa opportunitĂ con gratitudine e con lâimpegno ad ascoltare, imparare e tradurre questi incontri in forme che onorino lâintimitĂ del lavoro umano e la profonditĂ della continuitĂ culturale».
Al centro della ricerca vi Ăš il lavoro manuale come archivio vivente: un insieme di gesti, ritualitĂ e pratiche che custodiscono memoria collettiva e continuitĂ culturale. La dimensione spirituale, nella visione dellâartista, oltrepassa il perimetro strettamente religioso per radicarsi nel corpo, nella ripetizione e nei processi di cura.
Suci sarĂ ospitata in una residenza itinerante di sei mesi in Italia, organizzata dalla Collezione Maramotti in relazione alle esigenze del progetto. Il percorso attraverserĂ diverse cittĂ e contesti produttivi, intrecciando esperienze spirituali, tradizioni artigianali e pratiche di ricerca.
La prima tappa sarĂ Assisi, dove lâartista entrerĂ in contatto con la comunitĂ del Monastero di San Masseo e con produttori di artigianato cattolico, approfondendo le tensioni tra ritualitĂ religiosa e capitalismo contemporaneo. Successivamente si trasferirĂ a Roma, ospite dellâIstituto Svizzero, dove assisterĂ ai rituali liturgici di San Pietro accompagnata da studiosi della simbologia religiosa.
Il percorso proseguirĂ poi a Lecce, con un approfondimento dedicato alla tradizione della cartapesta e alle celebrazioni religiose del Sud Italia, grazie alla collaborazione con lâartista Stella Ciardo, il curatore Gioele Melandri e PIA â Scuola Indipendente per le Arti Visive e gli Studi Curatoriali. La fase conclusiva si svolgerĂ a Firenze, tra lâOpificio delle Pietre Dure e la Fondazione Arte della Seta Lisio, dove lâartista approfondirĂ tecniche storiche come la tempera allâuovo e la tessitura manuale su telai antichi.
Il progetto culminerĂ in due mostre personali nel 2027: la prima al Museum MACAN di Giacarta, nellâestate, e la seconda in autunno alla Collezione Maramotti di Reggio Emilia, che acquisirĂ le opere realizzate durante la residenza.
«La specificitĂ del progetto di Dian risiede nello sguardo analitico con cui indaga la spiritualitĂ : non come fuga dalla realtĂ , ma come forma di resilienza contro le logiche invasive del capitalismo e della produzione seriale», ha commentato Cecilia Alemani. «La sua residenza in Italia sarĂ un vero e proprio dialogo culturale: il contrasto e le analogie tra lâartigianato sacro umbro, la tradizione della cartapesta leccese e le maestranze fiorentine offriranno a Dian gli strumenti per mappare come il gesto manuale possa ancora farsi custode di una memoria collettiva e di un credo che resiste alla mercificazione della vita e dellâarte».
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