Installation view, CON TE CON TUTTO, Chiara Camoni e Cecilia Canziani. Ph Camilla Maria Santini
Dopo aver attraversato una mostra centrale, che in Arsenale, torna – finalmente – installativa e su grande scala (ve l’abbiamo raccontato qui), l’ingresso al Padiglione Italia di Chiara Camoni, curato da Cecilia Canziani, impone un cambio di ritmo: il rombo, profondo, continuo e intermittente delle tonalità minori dell’arsenale lascia posto a una silenziosa processione – o silenzioso bosco, secondo l’espressione scelta nel comunicato stampa – che si sviluppa nella prima tesa, volutamente quasi buia. Sono Colonne, Sister e Daimon, figure antropomorfe rivolte verso l’ingresso del Padiglione e di dimensioni di poco maggiori alla scala umana, modellate a colombino o composte di una miriade di piccoli elementi di terracotta che danno forma a corpi in potenziale metamorfosi. Sono tutte diverse le une dalle altre: alcune hanno lineamenti più definiti, un volto, un corpo riconoscibile, mentre altre hanno una forma aperta. Sono fatte di argilla, adornate con arbusti, conchiglie e pietre, ma anche frammenti di plastica e rifiuti trovati negli immediati dintorni dello studio dell’artista.
La seconda tesa invece, in luce, è allestita come un mondo in costruzione composto di elementi naturali, artefatti e oggetti riciclati che proseguono e ampliano la riflessione dell’artista sulla materia. Qui, nella parte centrale, sono posizionate una Venere e tre Odalische, che sembrano nascere dalla schiuma del mare o dalla riva di un fiume. Queste quattro sculture, poste ai lati di un grande pavimento di plastica riciclata la cui lucentezza replica quella di una superficie acquatica, accolgono come le figure della prima tesa piante o materiali artificiali come piccoli scarti di plastica. Ai lati invece si sviluppano due grandi gruppi di lavori costituiti principalmente da pavimenti in marmo e sculture dalla forma domestica, ricavata da mobili ricombinati e dipinti con verderame, le Casette, al cui interno sono ospitate le opere della sezione Dialoghi: una punteggiatura di opere, affidata a Lucia Aspesi e Fiammetta Griccioli, che mettono in relazione il lavoro di Chiara Camoni con altri linguaggi, cronologie e figure tra cui: un’anfora proveniente dalla collezione Rovati, un acquerello di Alberto Martini, due piccole coppe di Fausto Melotti, un film Lumière con una performer che interpreta la “danza serpentina” di Loïe Fuller, la fotografia di Martha Graham che danza con oggetti di scena di Isamu Noguchi, un disegno di Marisa Merz, un’installazione di Kazuko Miyamoto, una fotografia di Medardo Rosso, una scultura di Senga Nengudi, due fossili di pesce, la documentazione di un’opera di Luciano Fabro nel giardino di Marinella Pirelli, una fotografia di Gauri Gill, una xilografia di Felice Casorati e la Pipia de Carèsima, un pane rituale sardo realizzato dal Panificio Pintau.
Come la pratica di Camoni si basa sulla collaborazione la co-creazione, anche il progetto curatoriale risulta aver assunto una dimensione corale. A tal proposito la curatrice, Canziani, scrive nel suo testo: «Il progetto curatoriale adotta una postura speculare a quella dell’artista, moltiplicando le letture, le voci, le presenze: il Padiglione è il luogo di uno scambio e di contatto tra corpi che fanno spazio per accogliere l’altro e che – come la materia – si modificano reciprocamente, si pongono in ascolto, condividono un tempo».
Questo tempo è quello umano, che nelle tese, secondo le intenzioni, lascia spazio a infinite possibilità: per qualcuno alla meraviglia, per altri al sentire, per qualcuno al dialogo, per altri ancora alla contemplazione, o semplicemente al fluire.
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