Alla periferia della città, nel giardino di una villa d’impianto trecentesco oggi adibita a ospitalità, è stata posta una grande opera in acciaio di Mauro Staccioli (diametro 800×15).
La scultura situata su un contrafforte del muro di cinta dell’antico hortus diventa quasi un landmark della struttura ricettiva ma segna fortemente anche il territorio circostante poiché, pur essendo all’interno di una proprietà privata, è facilmente visibile dal grande viale di scorrimento che dal casello autostradale conduce verso il centro cittadino.
Staccioli ha ormai una certa consuetudine con la Toscana. Dopo l’opera realizzata nel parco di Villa Celle a Santomato di Pistoia nel 1982, sul territorio ha fatto molti altri interventi: la vela posta nel giardino del Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci a Prato, il lavoro realizzato per Tuscia Electa a Greve in Chianti, quello per la fornace Ugo Poggi a Impruneta e la serie di imponenti dimensioni che costella il territorio intorno alla sua città natale, Volterra.
Aruch, l’installazione fiorentina inaugurata ieri, che prende il nome dall’ultimo proprietario della villa che la ospita, un armeno morto nel 1937, segna fortemente il territorio circostante e si situa in una posizione di confine tra città e campagna. Infatti, a seconda da che parte si guarda l’opera, il paesaggio di sfondo cambia radicalmente. La grande “elica” se la si osserva dalla strada inquadra la facciata dell’antica villa e sul retro si vedono le dolci colline verdeggianti; se invece la si guarda dall’interno del giardino si staglia sui grandi palazzi anni Sessanta di un’anonima periferia cittadina.
Le opere di Staccioli in genere o sono inserite in un paesaggio naturale e lo segnano fortemente – è il caso di Villa Celle e di Volterra – oppure dialogano con un contesto urbano come accade con la vela di Prato e con la stele eretta a Greve in Chianti.
Aruch è stata presentata nel 2013 al Castello di Racconigi in occasione della Biennale Internazionale di Scultura e inaugura un nuovo trend dell’espressione artistica di Staccioli poiché l’innovazione consiste nella torsione e nella saldatura di un cilindro in acciaio senza deformarlo nella sua linearità geometrica facendogli assumere la forma di elica.
Dopo la mostra piemontese che ha segnato il debutto dell’opera e che ha avuto la sua collocazione definitiva a Firenze, l’artista ne ha realizzate un’altra simile ma di dimensioni maggiori, color nero acciaio, installata nel parco dello Chateau de Seneffe vicino Bruxelles in Belgio. (Enrica Ravenni)