Hanri Matisse, Marguerite endormie, 1920. Photograph: Musée d’Art Moderne de Paris
Il Musée d’Art Moderne di Parigi ha ricevuto una delle donazioni più significative degli ultimi anni: 61 opere di Henri Matisse, rimaste fino a oggi all’interno della famiglia dell’artista. Eccezionale per quantità, qualità e valore storico, il corpus comprende dipinti, disegni, incisioni, litografie e una scultura, e ruota quasi interamente attorno alla figura di Marguerite Matisse, figlia prediletta dell’artista e soggetto ricorrente della sua ricerca.
La donazione è stata effettuata da Barbara Dauphin Duthuit, moglie di Claude Duthuit, nipote di Matisse, scomparso nel 2011 a New York. Un gesto che il museo ha definito «Eccezionale e storico», oltre che inatteso. Anche se molte di queste opere erano state prestate al MAM in occasione della mostra Matisse et Marguerite, incentrata proprio sul rapporto con la figlia maggiore e visitabile da aprile ad agosto 2025, la decisione di lasciarle definitivamente al museo è arrivata come una sorpresa. Il valore della donazione risiede anche nel fatto che Henri Matisse preferì spesso conservare le proprie opere in ambito familiare piuttosto che immetterle sul mercato.
Con questa acquisizione, le opere donate si affiancano alle circa 20 già presenti nelle collezioni del Musée d’Art Moderne, rafforzando un nucleo che ora permette di seguire con maggiore continuità il legame biografico e artistico tra Matisse e la figlia. Marguerite è il soggetto più ritratto nella produzione dell’artista, al punto da diventare una sorta di tema iconografico, ma fu anche una presenza significativa nella vita di Matisse: nata nel 1894 dalla relazione con la modella Caroline Joblau, fu riconosciuta da Matisse e accolta nella nuova famiglia solo dopo il matrimonio con Amélie Noellie Parayre, crescendo accanto ai fratellastri Jean e Pierre.
La sua biografia segna in modo profondo anche le immagini. Da bambina, Marguerite sopravvisse a una grave forma di difterite che rese necessaria una tracheotomia d’urgenza e per anni nascose la cicatrice con colletti alti o nastri, dettagli che emergono con discrezione ma costanza nei ritratti realizzati dal padre. Una fragilità fisica che convive con una forza fuori dal comune: durante la Seconda guerra mondiale entrò nella Resistenza francese, fu arrestata e torturata dalla Gestapo e rischiò la deportazione in un campo di concentramento nazista. «Sono fatta della stoffa dei guerrieri, degli zelanti», scriveva nel 1943.
Marguerite aveva iniziato a dipingere ed era stata inclusa in alcune mostre collettive durante gli anni della guerra ma abbandonò presto la carriera artistica per dedicarsi completamente al lavoro del padre, diventandone assistente e agente fino alla morte di Matisse, avvenuta nel 1954. Sposò il critico d’arte e filosofo Georges Duthuit e poco prima della sua morte, nel 1982, collaborò con il figlio Claude alla realizzazione del catalogo ragionato delle opere grafiche del padre, pubblicato nel 1983.
Il direttore del Musée d’Art Moderne, Fabrice Hergott, ha sottolineato come i ritratti di Marguerite siano «Estremamente belli e toccanti», evidenziando che questa donazione rende il museo «La nuova casa di Marguerite per i decenni e i secoli a venire».
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