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Bacco e Arianna, insieme. Una mostra a Bologna chiarisce la vicenda dell’opera di Guido Reni

di - 17 Ottobre 2018
Un nuovo tassello si aggiunge alla complicata vicenda di Bacco e Arianna, la leggendaria opera realizzata da Guido Reni su commissione di Papa Urbano VIII e di Francesco Barberini, della quale, oggi, sopravvive solo un frammento. Presso la Pinacoteca Nazionale di Bologna, sarà infatti visibile, per la prima volta in Italia dalla sua esecuzione, il Bacco e Arianna nell’Isola di Nasso, dipinto che Andrea Emiliani, curatore dell’esposizione, ha attribuito a Giovanni Battista Bolognini, miglior allievo e collaboratore degli ultimi anni di attività di Reni.
La vicenda ha inizio nel 1637, con l’importante commissione delle Nozze di Bacco e Arianna a Guido Reni, opera ambiziosa e di imponenti dimensioni, da recapitare alla cattolica Enrichetta Maria di Borbone, moglie del Re d’Inghilterra Carlo I Stuart. La composizione doveva ritrarre il mito delle vicende di Arianna che, perduto Teseo sulla spiaggia deserta di Nasso, assiste al sopraggiungere di Bacco, introdotto da Venere e accompagnato dal consueto corteo. L’opera rappresentava un omaggio nuziale per riallacciare i rapporti diplomatici e perorare la causa cattolica nell’Inghilterra anglicana. Dopo un lento avvio causato da criticità stilistiche e iconografiche, il Maestro riuscì a terminare l’impresa nel 1640 e l’opera fu inviata a Roma. La partenza per l’Inghilterra, però, fu ostacolata dai drammatici sviluppi della rivoluzione puritana e dalla crisi del papato Barberini. La Regina Enrichetta fu costretta a scappare in Francia e qui riuscì a ricevere il dono.
Ma il dipinto venne venduto nel 1650 a Michel Particelli d’Hemery che, secondo la romanzata biografia di Guido Reni contenuta in Felsina pittrice, raccolta scritta da Carlo Cesare Malvasia, lo smembrò per agevolarne l’immissione nel mercato collezionistico. Da qui risale il frammento di Arianna della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, riconosciuto nel 2002 da Andrea Emiliani e Sir Denis Mahon e in deposito dal 2003 alla Pinacoteca Nazionale di Bologna.
Data la grande notorietà che la rappresentazione di Bacco e Arianna aveva all’epoca, il papato e l’alta nobiltà commissionarono sempre a Reni dei prototipi del noto dipinto. Da qui, infatti, provengono la prestigiosa replica riferita a Guido Reni, Antonio Giarola e Giovanni Andrea Sirani, dell’Accademia di San Luca di Roma, eseguita per il cardinale Giulio Sacchetti, così come la copia delle Gallerie Barberini e Corsini di Roma. Ed è in questo ambito che si colloca anche il dipinto attribuito a Bolognini, che molto probabilmente lavorò sotto l’accurata guida del Maestro. E anche la storia di quest’opera è movimentata. Spedita in Inghilterra al Lord of Essex già nel XVII secolo, nel 1777 fu venduta presso la casa d’aste Christie’s. Dall’Inghilterra il dipinto arrivò in Sud America a Rio de Janeiro, per poi passare per l’Argentina e infine in Uruguay, nella collezione privata Montevideo. E oggi sarà nuovamente visibile anche in Italia, a quattro secoli dalla realizzazione.
La mostra sarà aperta fino al 15 novembre.

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