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Basquiat vola, Jodice si difende. Tutti i numeri di FIAC. Che dall’anno prossimo cambia sede

di - 19 Ottobre 2018
La 45esima edizione della fiera d’arte parigina apre le porte del Grand Palais con 195 gallerie provenienti da 27 paesi, di cui il 31% francesi, 34 nuove gallerie, 30 tra duo e solo show, 7 siti di esposizione, 17 performance, 4 cicli di conferenze e oltre 75mila visitatori attesi. Attualmente, la Fiac rappresenta, con Frieze e Art Basel, uno tra i più importanti momenti internazionali d’incontro con l’arte che, lungo la fiera parigina, si diffonde tra le quattro sezioni che vanno dal Secteur Général, al Secteur Lafayette con gallerie emergenti, design ed editoria.
Con una grande varietà di proposte e di prezzi, Fiac propone artisti affermati e un’interessante scena emergente. Si passa da Tony Cragg, George Baselitz e Carl Andre presso la Thaddaeus Ropac, ai bei lavori di Mircea Cantor ed Elisabetta Benassi presso Magazzino di Roma, o alle tele bucoliche di Sanam Khatibi presso la belga Rodolphe Janssen. I prezzi vanno dai 950mila euro, per un’opera di Niki De Saint Phalle presso la parigina Georges-Philippe & Nathalie Vallois, ai 300mila dollari per Sheila Hicks alla galleria Massimo Minini, a 1.7 milioni di euro per Chien de guet I (1969) di Jean Dubuffet della parigina Lelong, a 17.5 milioni di dollari per un lavoro di Jean-Michel Basquiat presso la newyorchese Van de Weghe, mentre sono valutate 200mila euro un’opera di Xavier Veilhan alla Perrotin e 60mila euro una scultura di Mohamed Bourouissa alla Kamel Mennour. Vistamare/Vistamarestudio di Pescara propone belle foto di Mimmo Jodice tra 14mila e 16mila euro ciascuna. Per finire con il poetico video Majelich (10’27, 2018) a 6mila euro, della francese Camille Llobet presso la parigina Florence Loewy, in cui l’artista invita una cantate lirica a interpretare una strana partizione ispirata al balbettio di una bambina in tenera età.
Tra le new entry troviamo Paesi come la Grecia, rappresentata dalla The Breeder che presenta Zoë Paul, che attraverso un lavoro collettivo crea i materiali per le sue opere, che si ispirano all’ambiente domestico, dalle teiere alle tende. C’è poi il Perù con la 80M2 Livia Benavides, che presenta un solo show di Rita Ponce de Leon.
Tra i solo show è imperdibile quello della berlinese Katharina Grosse presso Gagosian, dove s’impone l’installazione Ingres Wood (2018) venduta a 550mila dollari. «Ingres Wood è in rapporto molto stretto con l’Italia, in particolare con Villa Medici a Roma, dove è stato esposto un lavoro gemello a questo. Per le due opere nate insieme, l’artista ha usato un albero che Ingres aveva piantato a Villa Medici quando era direttore dell’Accademia di Francia. Purtroppo di recente è stato tagliato per motivi di sicurezza, così Grosse ha chiesto di poterlo trasformare in opera d’arte. Sono nate due opere gemelle, di cui una sarà presto esposta al MAXXI, come parte dell’allestimento della nuova collezione permanente, e l’altra si spera venga acquistata in Francia», ha dichiarato Pepi Marchetti Franchi, direttrice della galleria Gagosian di Roma. Presso la Blum & Poe di New York, interessante il solo show dello statunitense Robert Colescott che è stato il primo artista africano-americano a partecipare alla Biennale di Venezia nel 1997. Oggi le sue opere, che affrontano la disuguaglianza sociale e razziale, sono al Metropolitan Museum of Art, al Whitney Museum of American Art e al Brooklyn Museum.
Forte la presenza italiana con la Tucci Russo e lo SpazioA, che partecipano per la prima volta, mentre nella lista troviamo Galleria Continua, Tornabuoni Art, Zero, P420, Francesca Minini, Giò Marconi, Massimo De Carlo, Alfonso Artiaco, Raffaella Cortese e Cardi.
Fiac, per questa edizione, ha voluto sostenere le strutture più piccole abbassando i prezzi degli spazi e si è fatta inoltre carico dell’alloggio delle gallerie straniere del settore Lafayette. Tra queste, troviamo la berlinese Lars Friedrich con un solo show di Min Yoon, la Document di Chicago che mette in dialogo il losangelino Paul Mpagi Sepuya con il francese Julien Creuzet, e la Edouard Montassut di Parigi che propone due giovani artisti quali Maggie Lee e l’italiano Riccardo Paratore.
Ricca anche la proposta di proiezioni di film di artisti, tra questi spicca il nome di Laure Prouvost, l’artista che rappresenterà la Francia alla prossima Biennale di Venezia, e che in questa occasione introdurrà una selezione di alcuni suoi film. Lungo il week-end anche un ciclo di conferenze, con incontri con Hans Ulrich Obrist in dialogo con l’artista Amar Kanwar, e Tom Eccles con Gilbert & George. Da non perdere le performance di Parades for Fiac, tra queste quella di Uriel Barthélémi che, insieme al ballerino Entissar Al Hamdany, ha progettato una performance intorno alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, 70 anni dopo la sua creazione. Troviamo poi Hicham Berrada che presenta Présage un magico teatro alchemico. Infine, ogni sera sulla facciata del Grand Palais vengono proiettate le opere di Will Benedict, Claude Closky e Isabelle Cornaro.
Una fiera che non abbassa le luci della ville lumière ma anzi stimola un settore già in forte crescita, se si pensa che, in 20 anni, il fatturato mondiale del mercato dell’arte è cresciuto del 456%, passando da 34 a 59 Paesi interessati (secondo i dati pubblicati da artprice). Nota dolente, il Grand Palais chiude le porte per restauro fino al 2024, quindi la prossima edizione della Fiac sarà allestita presso una struttura effimera sugli Champs de Mars ma ne sapremo di più tra qualche mese. (Livia De Leoni)

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