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“Bestie di scena”: Emma Dante torna al Piccolo Teatro di Milano, con un racconto che vi metterà a nudo

di - 1 Marzo 2017
A turno sarete un corpo che scivola e viene salvato dalle acque; un orango interessato solo al cibo e a masturbarsi forsennatamente; sarete innamorati sulle note di Only you di Elvis Presley; sarete spadaccini immortali ed esaltati, o una delle presenze del branco spaventato dai petardi della guerra, del terrorismo; la star vera o presunta del palco sotto il riflettore; il perfido burattinaio artefice della sventurata vita della ballerina, fatta a pezzi. Sarete Santi, pazzi, estasiati, vivi. E nudi.
Di Emma Dante si è scritto di tutto, ma gli applausi che ieri sera hanno accolto la prima di “Bestie di scena”, a Milano, in un Piccolo Teatro Strehler sold out, parlano da soli. Della grandiosità di questa figura del teatro danza italiano, in grado di raccontare la vita usando solo il corpo, e pochissimo altro. Solo il necessario. Tramutando l’ordinario in straordinario, rendendo lirico il passare uno straccio su un pavimento bagnato, rendendo “armonioso” il litigio, sfondando la percezione comune di “canone di bellezza”, attraversando i confini della mimica, del gesto, del teatro, del ballo.
Cercate di evitare di trovare “sensi” o simboli: lasciatevi travolgere. Lasciate sfogare la vostra emotività; non erano pochi i fazzoletti bagnati ieri, a fine spettacolo. Tramutatevi voi stessi – lo siamo già, inconsapevoli – in queste “bestie sul palco”, indicazione che dovrebbe essere la più importante metafora da portarsi a casa: essere “bestie” nel teatro della propria vita: sperimentando senza paura di cadere, lasciandosi visceralmente scoprire dalla passione. Rischiando di essere intrappolati.
“Senza storie da raccontare, né costumi da indossare, le bestie di scena si muovono maldestramente come al principio di tutto, obbligandoci a dare peso, volume e ingombro al nostro sguardo. Siamo noi a scegliere sin dall’inizio se accoglierli o rifiutarli”, scrive Dante nelle note di regia.
Il tutto in maniera eccellente, rigorosa, spettacolare, meticolosa, come il forsennato uso del corpo che la regista mette in scena grazie ai suoi attori-ballerini, forgiati da un allenamento e una concentrazione a dir poco militare. Ma la vita, in fondo, non è un campo di battaglia?
Foto copyright: Rosellina Garbo

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