Alla Biennale di Dakar, apertasi il 10 maggio scorso, è già stato assegnato un premio di grande rilievo, che ha decretato l’artista rivelazione dell’evento: si tratta di Moataz Nasr, 41 anni, primo rappresentante dell’Egitto alla kermesse che raduna i più significativi artisti africani oltre ad una selezione di rappresentanti di altri Paesi.
Quest’anno Dak’art – questo il nome della Biennale – è contraddistinta da una giuria di altissimo livello, presieduta dal critico d’arte Ery Camara Presidente della giuria della Biennale di Venezia del 2001, messicano, museologo e consulente per il Museo Nazionale ed il Museo d’Arte Moderna di Città del Messico, Camara è affiancato dall’italiano Bruno Corà (critico e direttore del Centro d’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato) e da altri critici ed esperti provenienti da Africa ed Europa.
Moataz Nasr, nato ad Alessandria nel 1961, ha iniziato negli anni ’90 a dedicarsi alla tecnica dell’installazione, dando vita a universi surreali fatti di materiali concreti che rimandano agli elementi primari: Nasr ha posto in evidenza la mutevolezza della realtà e la difficoltà a orientarsi perfino nei mondi- almeno in apparenza- più familiari. I lavori dell’artista, sin dall’inizio della sua attività, hanno ottenuto costanti riconoscimenti, culminati con il primo premio tributatogli in occasione della Biennale del Cairo nel 2001. Ed oggi il premio come Rivelazione della Biennale lo consacra definitivamente, aprendogli ulteriori prospettive in ambito internazionale.
L’opera The Water è costituita da un video proiettato in una stanza dipinta di nero, preceduta da un piccolo vano il cui pavimento é interamente coperto da
uno zerbino. Nella stanza in cui viene proiettato il video il pavimento è rivestito di plastica trasparente e d’acqua, per dare l’impressione a chi vi si trova di marciare sulle stesse immagini che compongono il filmato – volti umani – e di calpestarli, proprio come accade nel video.
[exibart]
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