“David Maljkovic? Non collabora, e il suo progetto è troppo complicato e costoso“. Con queste motivazioni, il commissario per il padiglione della Croazia alla prossima Biennale di Venezia, Zeljko Kipke, probabilmente in accordo con il curatore Branko Franceschi, ha rimosso l’artista David Maljkovic, da tempo annunciato come rappresentate croato alla rassegna veneziana. E subito sono partite le polemiche, con un gruppo di curatori internazionali – fra i quali nomi celebri come Hou Hanru, la direttrice della Whitechapel Iwona Blazwick, il direttore del Van Abbemuseum di Eindhoven Charles Esche, la direttrice del P.S.1 di New York Alana Heiss – a difendere con una lettera aperta al ministro croato l’artista estromesso. Accusato di prendere poco sul serio l’impegno, distratto dai troppi impegni internazionali, come le prossime mostre alla Whitechapel di Londra, al Capc di Bordeaux e al Kunstverein di Amburgo. In realtà, sostengono i sottoscrittori, ai responsabili non sarebbe piaciuto il progetto preparato da Maljkovic per l’Area Scarpa della Fondazione Querini Stampalia, affittata per il padiglione, e la stessa fondazione avrebbe negato lo spazio, offrendone un altro alternativo. E Maljkovic avrebbe dovuto preparare un progetto per il nuovo spazio, proprio mentre stava preparando la mostra francese. La Croazia – chiudono i firmatari – non sarebbe nuova a comportamenti simili, visto che già nel 2002, per la Biennale da Sao Paulo in Brasile, l’artista Sanja Ivekovic fu cacciata all’ultimo momento, senza motivazioni.
[exibart]
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